Karim Bartoletti (Indiana): “Siamo un communication solutions provider”

5 ottobre 2015

Karim Bartoletti

A sei mesi dal suo ingresso nella cdp (che compie 10 anni), il producer valorizza la produzione come estensione dell’idea creativa e continua a pensare a un’associazione

di Valeria Zonca


“Un’idea non può essere neanche pensata senza sapere come la si produce: advertising is 80% idea e 80% execution”. Citando Sir John Hegarty, Karim Bartoletti commenta con Today Pubblicità Italia i suoi primi sei mesi come socio in Indiana Production, la casa di produzione che proprio dopo domani compie 10 anni e che con il suo ingresso ha dato il via a una seconda fase. Entrato per guidare l’area advertising, il producer non si stanca di affermare il ruolo imprescindibile e valoriale della produzione all’interno del processo creativo e racconta cosa sia quel quid che lui stesso definisce ‘l’Indiana way’. “Ho trovato qualcosa di diverso, cioè una società senza divisioni interne e davvero multimediale, come ce ne sono poche in Italia: molti progetti che realizziamo finiscono sui tanti schermi a disposizione e per ognuno ci sono i diversi modi di comunicare. In un mondo diventato sempre più piccolo con la globalizzazione, i confini devono essere liquidi e la contaminazione del pensiero è fondamentale. A me non interessava fare cinema ma essere ‘contaminato’ da esso per poter coltivare al meglio l’aspetto che intendo valorizzare: il branded content”.

Come si chiuderà l’anno in corso e quali sono i prossimi step?

La previsione è di chiudere il 2015 con 18 milioni di euro di fatturato, di cui 7 dall’adv e 11 dal cinema. Nel 2014 Indiana ha lavorato 14 spot, negli ultimi 6 mesi ne abbiamo realizzati 11, partecipando a circa 35 gare. Tra quelle vinte – tra cui Dreher, Cetaphil, il lancio di FCA della nuova 500, il video web per Bake Off di Real Time, che ha avuto 8 milioni di visualizzazioni, un video web per il brand di borse Braccialini, uno spot istituzionale per una regione (che potrebbe essere il Trentino, ndr) – e i clienti solidi della cdp tra cui Banca Intesa SanPaolo (i cui nuovi episodi della saga con Claudio Bisio sono on air in tv da ieri, ndr) ci siamo dedicati a circa 25 progetti di comunicazione. Con il mio ingresso, si è cercato di ‘mettere a sistema’ la creatività che si sprigiona nello spazio di via Argelati 33 a Milano. Con l’adv c’è stata la introduzione di due producer e di un nuovo direttore di produzione che si è aggiunto a quelli esistenti. Sto lavorando molto sulla ricerca di talenti, prevalentemente italiani, grazie anche al fatto che abbiamo un roaster legato al mondo del cinema e siamo in grado di attingere da quel bacino registi e testimonial di prestigio. Una parte di Indiana si sta occupando anche dello sviluppo di serie tv, dalla creazione alla realizzazione. Infine c’è la volontà di potenziare gli uffici all’estero (Berlino e Los Angeles, ndr), perché nei prossimi due o tre anni c’è il progetto di girare tre film in Nord America.

Come sta andando il settore?

Il nostro business non è fatto come si dovrebbe. Per mentalità e per come è strutturato il business, anche perché le agenzie creative non hanno all’interno la parte produttiva, in Italia si percepisce la casa di produzione come un fornitore e questa ‘scarsa’ coscienza del nostro lavoro crea alla base una gerarchia che voglio combattere. Il mercato non ha la consapevolezza del valore che portiamo nel processo creativo, perché la produzione è l’estensione dell’idea. La nostra mission è quella di evitare che la cdp diventi ‘l’ultimo pensiero’: più veniamo coinvolti e più abbiamo modo di migliorare le idee creative, più valore diamo alla creatività da un punto di vista produttivo più il giudizio sul prodotto finale sarà positivo. In realtà, siamo un communication solutions provider che risolve problemi. E’ raro, come cdp, poter incontrare direttamente un cliente per difendere il proprio progetto. Ai clienti manca un po’ di know-how: la loro paura di osare nasce da questo. Alle richieste non diciamo dei ‘no’, abbiamo altri modi rispetto alle agenzie pubblicitarie di dire ‘sì’. La cdp cerca il talento giusto per un progetto apportando un valore qualitativo al prodotto. In generale, si fanno ancora tante gare, spesso tra sei o sette strutture, ma non per la ragione per la quale sono nate, cioè quella di capire qual è il migliore talento per realizzare quel progetto, perché è la parte economica a essere primaria.

Esiste ancora il bisogno di un’associazione delle cdp?

La volontà di presentare un’associazione durante la prossima edizione di IF, di cui tra l’altro Indiana Production è sponsor, esiste tuttora. Le cdp si sono rese conto che, sebbene in Italia non sia facile fare sistema e sebbene ogni struttura viva di scelte societarie indipendenti, ci devono essere poche regole base attorno alle quali il business dei produttori pubblicitari possano convivere nel nome di una concorrenza leale. L’80% del business è fatto da 10 player: se solo alcuni di essi facessero parte di un’associazione ci potremo sentire tutti un po’ più tutelati, altrimenti rischiamo di essere sempre più inghiottiti.

Effetti speciali, 3D: quali sono le richieste tecniche che vi fanno i clienti?

Oramai si riesce a produrre qualsiasi idea, ma la verità è che noi non gestiamo solo la produzione ma anche le aspettative. In pubblicità stiamo sperimentando forse più che nel cinema, e mi riferisco alla costruzione di branded content.

E il cinema?

Da fine ottobre a inizio dicembre Indiana è in uscita con tre film: Game Therapy di Ruan Travis, Alaska di Claudio Cupellini con Elio Germano e il movie indipendente di Federico Ghiaccio Un posto sicuro con Marco D’Amore. Questa estate abbiamo girato altri due film: il nuovo di Rocco Papaleo che uscirà nelle sale a febbraio (titolo provvisorio Onda su onda) e il nuovo di Gabriele Muccino L’estate addosso, che sarà distribuito la prossima estate ma che è già stato ‘lanciato’ dalla canzone di Jovanotti e dal relativo video firmato dal regista ex socio di Indiana.