East Media, un ponte italiano verso Oriente

2 ottobre 2015

Emanuele Vitali

La società specializzata in digital marketing focalizzata su Cina, Russia e Corea del Sud

di Andrea Crocioni


Un ponte fra Occidente e Oriente per creare e sviluppare opportunità di business. E’questo il ruolo che si è cucito addosso East Media, gruppo tutto italiano specializzato esclusivamente nel digital marketing in Asia ed in particolare nei motori di ricerca e nei social media utilizzati in Cina, Russia e Corea del Sud. Nata nel 2013, questa particolarissima agenzia nasce ha come soci operativi Emanuele Vitali, responsabile sales&marketing, e Mauro Comendulli, asian digital strategist, che nell’azionariato sono affiancati da altri due partner che si occupano del controllo finanziario e del back office.

“Veniamo tutti da diversi anni di lavoro in Asia, dove abbiamo lavorato nel mondo della comunicazione in azienda. Le nostre competenze sono state maturate in loco”, racconta Vitali. E continua: “Focalizzandoci sulla comunicazione digitale e multiculturale vogliamo affiancare le aziende italiane che vogliono crescere su mercati complessi come quelli asiatici e in particolare su quello cinese, un Paese con un grande potenziale, ma che va affrontato con cognizione di causa. L’improvvisazione può essere fatale. Ad esempio da noi quando si comunica si parla molto di prodotto, in Cina questo non funziona. Sul quel mercato è fondamentale concentrarsi sul branding”.

La sede di  East Media è a Milano, dove lavorano circa una ventina di persone, fra dipendenti e collaboratori, a cui si aggiungono alcuni professionisti dislocati a Pechino.

East Media è una realtà multiculturale, al suo interno convivono cinque nazionalità. Ma la sfida per questa azienda non è solo quella di portare l’italianità in Oriente, ma anche di supportare il processo inverso, ovvero affiancare gli investitori cinesi che vogliono entrare in Italia, ma anche quelle business school italiane che possono interessare agli studenti cinesi che vogliono formarsi in Occidente.

“Quando affianchiamo i marchi italiani – racconta Vitali – il nostro obiettivo è rendere la comunicazione più chinese friendly. I settori più interessati sono la moda, il turismo, il food e il beverage. La prima cosa da fare è uscire da una mentalità spesso provinciale: bisogna smettere di pensare di essere i più bravi a fare tutto, ma concentrarci sull’idea che in questi Paesi hanno di noi, sul come siamo percepiti. In Cina non si vende un prodotto, ma l’italianità”.

E anche la scelta di operare solo sul digitale è chiara. “Comunicare in Cina non può prescindere dalla presenza digitale – spiega il manager -. Andiamo a interfacciarci con un Paese che ha scoperto la comunicazione con gli smartphone: nativi digitali abituati a usare questo strumento per fare tutto. L’altra cosa da capire è che la comunicazione deve essere nella loro lingua, l’inglese è poco praticato, e utilizzando i loro canali. Anche per questo noi lavoriamo molto in network con partner come Baidu e WeChat. E’ fondamentale poi che le azioni su questi mercati non siano one shot, si deve puntare su collaborazioni a lungo termine”.

L’obiettivo di East Media, dunque, è uno solo: aiutare le imprese a fare business con quegli 800 milioni di individui connessi, ma che non sarebbero  ‘intercettabili’ attaverso le piattaforme occidentali come Google, Facebook e Twitter. Un posizionamento, quello della struttura milanese, che al momento sta pagando. “Nel 2015 abbiamo avuto un boom molto forte – conferma Vitali -. Nel mese di marzo abbiamo già raggiunto tutto il fatturato dello scorso anno e ad oggi abbiamo quadruplicato il fatturato 2014 e il trend di crescita è costante”.