Mediaset vuole da Sky la retransmission fee sui suoi contenuti gratuiti

29 luglio 2015

Gina Nieri

di Valeria Zonca


A protezione dei propri contenuti editoriali, considerati ‘linfa vitale’ per il suo business model, Mediaset chiederà a Sky di aprire un tavolo commerciale per ottenere una retransmission fee sulla distribuzione dei suoi contenuti gratuiti sulla tv satellitare. “La difesa del futuro dell’azienda e del nostro business model passa attraverso la difesa dei contenuti, sulla cui produzione investiamo molto”, ha dichiarato Gina Nieri, consigliere di amministrazione del gruppo, durante l’incontro che si è svolto ieri a Milano dal titolo ‘Rompere gli indugi: la produzione dei contenuti tv in un mondo che cambia’.

“Già nel 2003 abbiamo affrontato la pirateria, sia in Italia che in Europa, ora vogliamo agire contro la deriva della gratuità e della percezione dei contenuti come pura commodity che Internet ha favorito – ha puntualizzato Nieri -. Se il patrimonio di contenuti viene trattato da piattaforme a pagamento, questo fornisce loro un vantaggio competitivo che va in qualche modo ricompensato. Da tempo chiediamo a Sky, che continua a inserire i nostri canali gratuiti nella offerta pay satellitare, un accordo di retransmission fee: il prossimo passo sarà di formalizzare i nostri diritti e nel caso ci fosse un rifiuto vedremo il da farsi. Pensiamo a una cifra non inferiore a quella della Germania (vedi box)”, ha proseguito Nieri. Per ‘rompere gli indugi’, è venuta in aiuto del Biscione la Delibera AgCom 128/15 che ha definito la controversia in materia tra Rai e Sky, stabilendo che non esiste l’obbligo di must offer verso le altre piattaforme tecnologiche neppure per la Rai e che la disponibilità dell’offerta free all’interno delle piattaforme pay può comportare notevoli vantaggi per queste ultime. “Se un soggetto pubblico può fare accordi commerciali per valorizzare, quantificare e monetizzare l’utilizzo della propria programmazione da parte delle piattaforme concorrenti, riteniamo che questo diritto ce l’abbia anche Mediaset, soprattutto ipotizzando un futuro in cui la possibilità tecnologica di moltiplicare l’utilizzo dei nostri contenuti che continueranno a essere free per il pubblico”.

Gli accordi ovviamente riguardano qualsiasi operatore, compresi quelli digitali: esistono già tavoli aperti con Italiaonline, Tiscali  e Microsoft. Negli ultimi anni Mediaset ha intrapreso azioni legali nei confronti di YouTube (chiesti 500 milioni di euro di risarcimento, in attesa del deposito della sentenza di primo grado), Yahoo (risarcimento di 100 milioni di euro, in attesa di fissazione udienza), L’Espresso (chiesti 500mila euro, causa nel 2016), Daily Motion (due cause separate per richiesta danni), VCAST (ordinanza del tribunale di Milano del 27 luglio che fissa penali per ogni violazione), Facebook (diffida dall’utilizzo di programmi tra cui amici, Verissimo, Striscia la notizia, Le iene). E’ già stato raggiunto l’accordo con Kataweb, in seguito al quale Elemedia ha corrisposto a RTI 300mila euro. Oggi i video Mediaset possono essere fruiti gratuitamente solo sui siti Mediaset o su portali con i quali esistono degli accordi commerciali: si tratta di 4,7 milioni di video al giorno per un totale annuo di 1,5 miliardi.

“La valorizzazione economica del video tramite la pubblicità resta a Mediaset, in un percorso virtuoso di reinvestimento nella produzione di contenuti originali”. Secondo Federico di Chio, direttore marketing strategico di Mediaset, “30 milioni di euro è il valore della raccolta adv di tutto il web”. Il manager ha presentato una ricerca su ‘Il valore dei contenuti della tv free-Il caso Sky’ in cui si evince che nel primo semestre 2015 (dati Auditel) dei 4,5 milioni di famiglie Sky il consumo dei contenuti free è stato del 62,1% e che ai primi 5 posti dei canali più visti in prime time ci sono 5 generalisti con Rai 1 e Canale 5 in testa, anche nella fruizione con il decoder.

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