Una ripresa c’è ma moderata: le tecnologie non incidono sulla produttività

2 luglio 2015

di Valeria Zonca


Di fronte a una platea di 900 persone con un Teatro Strehler di Milano gremito, il presidente di Upa Lorenzo Sassoli de Bianchi ha voluto ribadire “il ruolo attivo che l’associazione ha avuto come interlocutore della Camera dei Deputati e delle varie Authority; che l’Italia vive in questo momento il paradosso del suo benessere; che la pubblicità ha la funzione di stimolare l’innovazione; che la televisione potrà contare su un superpanel di rilevazione unico al mondo; che presto lo smartphone diventerà il nuovo telecomando e che la televisione resta la finestra sul mondo”. Ma che non si vive di sola tv: Sassoli ha sottolineato in particolare la vivacità della radio, che sta vivendo una stagione di rinnovato interesse, e dell’outdoor che ha saputo puntare sul video accompagnando i viaggiatori. E ha difeso anche la stampa “il mezzo che apre nuovi orizzonti sul consumo e che sa approfondire come nessun altro”. In definitiva, la mission per gli investitori è quella di “predisporre le persone allo stupore della marca”.

Il carattere dell’assemblea ‘Prepararsi allo stupore’ è stato quello di un performance teatrale, con la scenografia e la regia dell’evento a cura del Piccolo Teatro, gli interventi dell’attrice Elena Ghiaurov e degli artisti della scuola d’arte contemporanea Vertigo di Torino. Guido Barilla (nella foto), presidente di Barilla, ha raccontato dell’impegno della sua azienda per un mondo più sostenibile, compatibilmente con la crescita di fatturato. ‘Good for You, good for the Planet’ è la filosofia alla base dell’azienda di Parma, che ha lanciato il Barilla Center for Food and Nutrition, un centro di pensiero nato per raccogliere conoscenze su aspetti e problematiche dell’alimentazione e proporre soluzioni concrete “con un investimento di 20 milioni di euro”, ha spiegato il manager che ha anche raccolto “dei segnali macroeconomici positivi e macroeconomici verso la fine del semestre, ma l’anno è ancora difficile e continuiamo ad avere un’Italia ‘soft’. Pensiamo di eguagliare il risultato del 2014. Nei tempi duri si tira la cinghia, ma noi non abbiamo abbassato negli ultimi anni il budget marketing: è il ruolo dei brand a essere mutato perché sono diventati ascoltatori e interlocutori”.

L’economista della London Business School Lucrezia Reichlin, nel suo intervento ha parlato di trend dell’economia mondiale in un periodo caratterizzato da una grande incertezza sulle previsioni future. Prima del 2008 per 15 anni si era sperato in un progresso, grazie alle opportunità date dalla globalizzazione e dalla tecnologia, elementi che avevano fatto crescere sia i Paesi maturi sia quelli emergenti. “Dopo 7 anni di grande crisi, i mercati finanziari sembrano tranquilli ma ci sono rischi, a cominciare dal fatto che nel prossimo decennio la crescita sarà rallentata non solo nell’Euro Zona ma anche in Cina. La ripresa, pur essendo in corso, è mediocre e per ora la tecnologia non ha avuto effetti sulla produttività”. E per il futuro le aziende dovranno sempre più fare attenzione alla nuova geografia demografica con un mondo che invecchia. “Quando ho accettato l’incarico dal Governo Renzi ho dichiarato che andavo a ricoprire il Ministero economico più importante del Paese”.

Non è con presunzione che Dario Franceschini, ministro della Cultura e del Turismo ha introdotto il suo discorso all’assemblea di ieri, ma con la consapevolezza che il Sistema Italia non abbia prestato molta sensibilità al settore, cresciuto nonostante la crisi (calo del turismo interno a fronte di un aumento di visitatori) e tuttora veicolo di crescita. “A livello centrale i vari governi che si sono succeduti, di qualunque colore fossero – ha spiegato – non hanno investito abbastanza per creare sviluppo e occupazione, anzi hanno tagliato continuamente risorse economiche. Ora il nostro paese ha l’opportunità, e deve farlo, di individuare la vocazione e le potenzialità di questo terreno forte e competitivo. Le industrie creative sono sempre state il vero patrimonio dell’Italia: quindi non c’è da investire solo sulla tutela del patrimonio, ma anche sui talenti. La direzione da prendere è quella di puntare su nuovi turismi: oltre al patrimonio artistico, possiamo cioè giocarci la carta della moda, dello shopping o dell’enogastronomia”. Infine è arrivato da parte del Ministro un invito agli imprenditori a investire in cultura, utilizzando l’opportunità dell’art bonus messo a disposizione dal Governo.