Hallelujah ‘pronta’ a settembre. Break-even fissato al 2° anno

11 maggio 2015

di Andrea Crocioni


L’annuncio della nascita di  Hallelujah (vedi notizia) lo hanno fatto la scorsa settimana con l’avvio di un’importante campagna di recruiting. Oggi Mizio Ratti e Valerio Franco (nella foto), al timone della nuova realtà digital  controllata da Enfants Terribles, raccontano a Today Pubblicità Italia i contorni di un progetto  maturato negli ultimi nove mesi. La digital agency si propone come una startup innovativa. “E lo è nel senso stretto del termine visto che rispetta il regime previsto dalle leggi italiane che richiedono requisiti specifici: ad esempio 2/3 del personale deve essere in possesso di una laurea magistrale e deve esserci concretamente un contenuto di innovazione. Tutto questo garantisce dei vantaggi: un accesso agevolato al credito, o il ricorso a uno strumento come il work for equity per le figure più strategiche che in prospettiva potranno essere coinvolte nella compagine societaria”.

Hallelujah parte con una base solida: un capitale sociale di 100 mila euro, interamente versato, e un business plan finanziato per quasi un milione di euro in 3 anni. “Noi siamo stati sempre molto eclettici e abituati periodicamente a presentare qualcosa di nuovo: è nel nostro dna. In questo mercato se non ti evolvi sei morto – racconta Mizio Ratti  -. L’adv perde terreno, a fronte di un settore digitale, inteso nel senso più ampio del termine, che continua a crescere.  Enfants Terribles è un’agenzia sana, con i conti in ordine, che ha tenuto ed è riuscita persino a incrementare il fatturato in anni di crisi, ma ci siamo resi conto che crescere sta diventando sempre più faticoso. Con Ebolaindustries siamo stati fra i primi in Italia a proporre un digital innovativo, ma nel giro di qualche anno i grandi network hanno recuperato il gap. Abbiamo capito che c’era bisogno di fare il salto di qualità”. Da qui l’idea di  Hallelujah.

“La nostra scommessa – aggiunge Franco – è di partire con investimenti tali che ci consentano di creare un vantaggio competitivo solido sui concorrenti. Se con  Ebolaindustries siamo stati protagonisti della trasformazione dell’adv in digital adv oggi ci troviamo ad affrontare una sfida ulteriore”. L’agenzia, come anticipato nei giorni scorsi, parte con lo sviluppo di due prodotti di business intelligence, ma presidia anche il campo della comunicazione fornendo servizi che vanno dal design secondo i principi della User Experience fino al monitoraggio del Digital Ecosystem, dallo sviluppo di strategie di e-Commerce fino al Big Data, dalla comunicazione Cross Media fino alle forme più nuove e sperimentali come IoT e tecnologie Wearables. “Per offrire tutto questo – prosegue Ratti – c’è bisogno di lavorare a un cambiamento radicale dell’organizzazione del lavoro, creando un’autentica simbiosi fra creatività e tecnologia. Per tale motivo guardiamo con grande attenzione a quelle professionalità provenienti dal mondo dell’informatica e dell’ingegneria”. Hallelujah, da qui a qualche mese, avrà al suo interno una nutrita squadra di sviluppatori. “Questo – aggiunge Franco – in un mercato che fino a oggi ha prediletto la formula ‘pensiero in casa e sviluppo all’esterno’”.

L’obiettivo è andare a regime a settembre con un primo gruppo di lavoro. Il team dovrebbe contare una decina di persone entro la fine dell’anno, per raddoppiare nel 2016. “Il business plan – conclude il manager – fissa il break-even al 2° anno. In tre anni Hallelujah dovrebbe arrivare a fatturare più di Enfants Terribles oggi (l’agenzia creativa ha chiuso il 2014 intorno a 1,5 milioni di euro)”.