La cultura del cambiamento il motore della ‘nuova’ Fondazione Telecom Italia

31 marzo 2015

di Andrea Crocioni


Da finanziatrice di buone cause a produttrice di idee. E’ questo il nuovo indirizzo di Fondazione Telecom Italia (FTI), nata nel 2008 come espressione della strategia csr del Gruppo Telecom Italia e oggi a un punto di svolta. Promuovere la cultura del cambiamento è la mission che l’organismo si è dato da qui ai prossimi anni, dopo aver raggiunto importanti traguardi sul fronte dell’innovazione sociale e dell’educazione (115 i progetti realizzati).

Un percorso di rinnovamento che è stato illustrato ieri a Milano in occasione di un appuntamento con la stampa. La Fondazione ha da poco aggiornato le cariche sociali con la nomina di quattro nuovi consiglieri – tra cui il presidente di Telecom Italia Giuseppe Recchi (nella foto) in qualità di presidente del CdA dell’ente – e ha modificato la composizione del Comitato Scientifico, che dispone ora di un maggior numero di componenti oltre ad avere un ruolo più utilmente focalizzato sul rilascio di pareri al CdA sul piano strategico.

“La trasformazione è in atto – ha spiegato Recchi -. Vogliamo essere un punto di riferimento per la tecnologia in Italia, assegnando al termine ICT il significato più ampio possibile. Questo si traduce innanzitutto in interventi più mirati e in linea con l’identità di Telecom Italia”. A guidare tutto il digitale, inteso come strumento capace di favorire la solidarietà e lo sviluppo civile, culturale ed economico del Paese. “In particolare – ha proseguito il presidente della Fondazione – i nostri interventi si concentreranno su tre aree: assistenza alle categorie e alle fasce di popolazione meno protette o svantaggiate,con azioni di empowerment sociale, istruzione e promozione della cultura dell’innovazione”.

In questo nuovo corso, dunque, Fondazione Telecom Italia realizzerà iniziative volte sia all’aggiornamento tecnologico e digitale della scuola italiana, sia all’innovazione profonda di metodologie e strumenti didattici per studenti e corpo docente, al fine di raggiungere gli stessi livelli di innovazione delle scuole europee. Per quanto riguarda la cultura sarà avviato un programma che comprende Lectures Annuali, i Quaderni della Fondazione ed eventi come le ‘lezioni sul progresso’. Centrale anche l’impegno per combattere il disagio sociale attraverso un supporto alle imprese sociali nell’ultizzo delle tecnologie.

“Fino allo scorso anno la nostra principale modalità operativa erano i bandi. Ma se prima agivamo più come finanziatori di progetti altrui,  oggi ci poniamo l’obiettivo di animare un’attività propria, magari cercando sinergie con altri soggetti. Saremo propositivi, ma allo stesso ricettivi. Il proposito è quello di aprire due call for ideas all’anno”, ha chiarito il vicepresidente Alberto Mingardi.

“I progetti iniziati quest’anno sono ‘trasformativi’ nelle diverse aree di intervento – ha affermato  Marcella Logli, direttore generale della Fondazione -. Ad esempio per quanto riguarda l’istruzione vogliamo dare il nostro contributo per trasformare la didattica, superando quello scollamento fra i metodi di insegnamento delle scuole italiane e le modalità di comunicazione con le quali hanno a che fare i ragazzi nel loro quotidiano”. Come ha sottolineato Recchi il piano è quello di investire dai 4,5 ai 5 milioni di euro l’anno “senza pensare di poter risolvere tutti i problemi del mondo, ma concentrandoci su quegli ambiti in cui possiamo avvicinarci a fare la differenza”.

Tutto questo senza dimenticare territorio e tradizioni. In questa direzione si è mosso il bando ‘Beni invisibili. Luoghi e maestria delle tradizioni artigianali’ che punta a valorizzare l’arte del saper fare tipicamente italiana attraverso l’utilizzo delle tecnologie digitali. “La Fondazione – ha aggiunto Marcella Logli –  opererà in sinergia con la csr di Telecom Italia, condividendone vision e valori. Per quanto riguarda le attività di comunicazione al momento non c’è nulla di definito. Sicuramente non andremo tanto a raccontare di noi quanto dei nostri progetti, in modo coerente rispetto alle attività di responsabilità sociale di imprese condotte dal Gruppo (la manager è anche direttore Corporate Social Responsibility della compagnia di tlc, ndr)”.