Rai, la riforma di Renzi vuole un amministratore delegato scelto dal governo

10 marzo 2015

Era attesa una dichiarazione di Matteo Renzi (nella foto) a proposito della riforma della Rai, annunciata da qualche settimana. Ieri il capo del Governo in un’intervista pubblicata sul quotidiano la Repubblica, ha anticipato le prime linee guida, che arriveranno al Consiglio dei ministri in settimana.

L’obiettivo, è giusto ricordarlo, è quello di allontanare i partiti dalla gestione del servizio pubblico. La novità più eclatante sarà la figura di un amministratore delegato, che sostituirà l’attuale direttore generale e che guiderà la tv di Stato come una società privata, per porre fine della cogestione con il Consiglio di amministrazione. Il futuro supermanager a capo di viale Mazzini avrà, secondo Renzi, “poteri ampi e potrà prendere decisioni in modo autonomo senza continuamente mediare con il Cda sulle scelte operative. Se non porta risultati viene cacciato via, ma deve poter decidere come fanno tutti i manager”, ha detto il premier. Come per la buona scuola, sul progetto di riforma della Rai ci sarà una consultazione ristretta con i pareri di 30 esperti.

Gli aspetti su cui riflettere riguardano soprattutto la governance di viale Mazzini, rivoluzionata a partire dal numero dei membri del Cda che passeranno da 9 a 5. Nel progetto del governo la commissione parlamentare di Vigilanza Rai resterebbe come organo di controllo (mentre il M5S ne vorrebbe l’abolizione), ma non avrebbe più il compito di nominare i membri del Consiglio di amministrazione come avviene oggi. Una delle ipotesi è la nascita di un Consiglio di sorveglianza cui sarebbe demandata la nomina degli esponenti del Cda Rai. Ma non è escluso che la scelta venga lasciata al Parlamento riunito in seduta comune come avviene per l’elezione dei giudici del Csm e della Consulta. Infine, il canone sarà dimezzato, 65 euro al posto dei 113,5 di oggi: poiché si tratta di una delle tasse più evase, la decisione è  quella di abbinarlo alla bolletta dell’energia elettrica e il pagamento sarà richiesto per ciascuna utenza, a prescindere dal denunciato possesso o meno di una tv. L

e polemiche non hanno tardato ad arrivare perché secondo Renzi la scelta della guida Rai dovrebbe essere definita dal governo. “Via i partiti, dentro il governo”, è stata la reazione di Nicola Fratoianni, coordinatore nazionale di Sel e membro della Commissione di Vigilanza Rai. Anche Filippo Civati del Pd ha parlato di “controriforma. Così si torna indietro di 40 anni”. Bersagliata anche la dichiarazione che la riforma sarà fatta con un decreto legge.