Massimo Guastini ‘mette in gioco’ la presidenza dell’Adci

18 febbraio 2015

Massimo Guastini

Che Presidente vogliono i soci Adci? Questo l’interrogativo che Massimo Guastini (nella foto) lancia dal blog dell’associazione. Si tratta di un intervento che chiarisce la posizione del presidente dell’Art Directors Club Italiano dopo che nelle scorse settimane l’uscita dal Consiglio Direttivo di Davide Boscacci (vedi notizia)  aveva messo in evidenza qualche crepa in un gruppo dirigente che si era dimostrato coeso almeno fino al successo di IF! – Italians Festival (vedi notizia).

“Sono stato il primo Presidente Adci a cui sia stato chiesto di farsi un secondo triennio di mandato. Ma sono ancora il Presidente giusto per rappresentare questo Club? – domanda Guastini – Lo chiederò ai Soci, in occasione dell’Assemblea annuale che si terrà il prossimo 7 marzo, alle 10.30, in Design Library”.

Poi il presidente dell’Adci torna sul caso di Riccardo Pagani e sulla questione dei credit del commercial Fiat 500 ‘Cult’ (firmato Leo Burnett): “Non è un attacco personale a qualcuno. È anche la difesa di un principio a tutela della nostra industry. Io non ho litigato con Davide Boscacci e non ho nulla di personale contro di lui. Ed è falso affermare che abbia qualsivoglia  pregiudizio contro chi lavori nelle grandi agenzie. In questi 4 anni da Presidente Adci ho  ricevuto grandi contributi ed enormi delusioni. Sempre e solo da esseri umani, mai da strutture”.  E continua: “Il mio ruolo era noto a tutti quelli che mi hanno votato all’unanimità per un secondo mandato. Mi hanno votato malgrado avessi condiviso pubblicamente ‘sette ragioni per non votarmi’. Tutto questo era noto ai Soci, ai Consiglieri e al mio Vice Presidente”.

Guastini poi torna su uno dei pilastri del suo programma la promozione della cultura della comunicazione. “IF! – spiega –  diffonde cultura 3 giorni all’anno. Negli altri 362 dovrebbe valere la legge della giungla? Io non vorrei mai essere Presidente di un Club che tuteli solo gli amici degli amici. Io voglio essere Presidente dell’Art Directors Club Italiano solo se i Soci credono nelle stesse cose in cui credo io. Credo che il Club debba tutelare la creatività. Ma ciò non significa solo premiare l’eccellenza creativa con un Award. Significa anche esprimersi su temi rilevanti quali il diritto d’autore in pubblicità. E significa, soprattutto, difendere tutti i creativi, nessuno escluso. Anche quelli più deboli e anche a costo di inimicarmi l’agenzia del mio vice presidente”.

L’appello di Guastini prosegue quasi come una professione di fede: “Credo che il Club debba tutelare la sua reputazione. Credo che il Club debba tutelare l’equità. Credo che il Club debba tutelare il talento. Credo che il Club debba evitare l’inquinamento cognitivo. Credo che il Club debba diffondere cultura. Credo che il Club abbia bisogno di un Presidente indipendente”. E conclude: “Sapendo che i miei princìpi sono questi mi rieleggereste? Se la risposta che riceverò sarà affermativa andrò avanti con lo stesso impegno e i soliti princìpi, mettendoci la faccia. Altrimenti, come ho già scritto, rassegnerò le mie dimissioni serenamente. Dopodiché cercheremo insieme un Presidente che vi sappia rappresentare meglio di me”.