Um, fatturato 2014 in crescita a doppia cifra

13 febbraio 2015

Alessandra Giaquinta

La managing director Alessandra Giaquinta traccia un bilancio dell’anno

“L’anno che si è appena chiuso è andato straordinariamente bene. Abbiamo registrato un incremento a doppia cifra del fatturato, confermando il trend di crescita iniziato nel 2013”. Con queste parole Alessandra Giaquinta (nella foto), managing director di Um Italia, ha fotografato il 2014 della centrale media di IPG in occasione della presentazione dell’ultima edizione di Wave, ricerca basata su otto anni di monitoraggio dei social a livello mondiale. “Abbiamo consolidato i rapporti con alcuni importanti clienti – ha continuato -. Sul fronte del new business abbiamo preso 12 nuovi clienti in tredici mesi”. Fra questi figurano Bracco, Metro,  Zurich e Zurich Connect.

“Al momento siamo coinvolti in quattro gare e per una di queste siamo in finale”, ha aggiunto. L’approccio è sempre più olistico. “Questa è la direzione che abbiamo imboccato – ha precisato la manager -. Per questo per noi è fondamentale il tema della formazione che portiamo avanti anche attraverso la nostra Media University”. Il digital, naturalmente, conquista terreno. “Per noi vale almeno il 32% del gestito – ha affermato Giaquinta -. Ma questa percentuale prende in considerazione solo le attività che seguiamo direttamente per i nostri clienti. Il programmatic è un segmento destinato ad avere una crescita vorticosa. Per quanto ci riguarda noi lo seguiamo in modo strutturato dall’inizio del 2014 con l’arrivo nel nostro Paese della piattaforma Cadreon (con Ilaria Martoni lead per l’Italia, ndr). Ritengo che per la fine di quest’anno arriverà a pesare il 25% delle nostre pianificazioni digitali, un dato che ci porta in linea con il mercato”. L’ottima annata di Um si inserisce nel più generale andamento positivo delle sigle che operano sotto il cappello di Mediabrands in Italia (Initiative e Reprise). “Ma non è ancora tempo per fare bilanci, al massimo possiamo parlare dello stato avanzamento lavori”, ha dichiarato Gian Paolo Tagliavia, ceo di Ipg Mediabrands Italia. “Il 2014 – ha detto il manager – è stato il nostro primo anno di attività nella Penisola. Siamo soddisfatti perché chiudiamo con una crescita a doppia cifra sia per quanto riguarda il fatturato sia i margini”. E ha proseguito: “Sotto il profilo qualitativo l’incidenza del digitale è arrivata a un terzo delle nostre attività. Un aspetto importante è lo sviluppo del prodotto. Noi ci muoviamo fra due estremi: contenuti e dati. La nuova frontiera è segnata dalla produzione di contenuti e dall’attribuzione. Si va nella direzione di un approccio che definirei art & science. Sono convinto che in questo scenari il centro media abbia la possibilità di assumere un ruolo centrale nell’ambito della comunicazione”.

Contenuti brandizzati: la ‘vitamina’ è la condivisione

Creare qualcosa di semplicemente ‘divertente’ o ‘piacevole’ ai brand non può più bastare. Esiste una differenza sostanziale tra il valore che i consumatori attribuiscono ai contenuti ed il tipo di contenuti stessi. Gli utenti sono emotivamente coinvolti quando si parla di contenuti. Quando condividiamo, stiamo dicendo qualcosa di noi e influiamo sulla nostra reputazione online. Sono questi gli insight chiave emersi da Wave 8 – The Language of Content, la ricerca prodotta da Um e basata su un campione di 50 mila persone in 65 diversi Paesi del mondo. Lo studio mostra come la ‘forza’ dei contenuti sia la vera chiave per creare una strategia social mirata ed efficace. “Con Wave 8 si è evidenziato che sono cinque i bisogni reali, umani e fondamentali che i consumatori cercano di soddisfare online: conoscenza, costruzione di relazioni, svago, evoluzione personale e riconoscimento – ha dichiarato Glen Parker, Head of Ipg Mediabrands Marketing Sciences G14 e autore della ricerca -. Lo spazio social è uno spazio affollato, in cui non sono solo i brand a voler spiccare, ma anche i consumatori, che usano i contenuti come una social commodity in grado di soddisfare i propri bisogni personali e professionali. Questa è la ragione per cui portare gli utenti a condividere il proprio contenuto è per i brand un vantaggio superiore rispetto al mostrare semplicemente qualcosa, oltre all’ovvio beneficio  di poter in questo modo incrementare la reach rispetto al proprio target. Usiamo i contenuti online per soddisfare le nostre ambizioni, e se il contenuto studiato dai brand ci permette di fare ciò, allora i brand ne beneficiano enormemente”. In occasione della presentazione della ricerca hanno portato la loro testimonianza due ‘esperti’ di contenuti: Luca Casadei, ceo di Web Stars Channel, società che gestisce talenti creativi nati in Rete, e Matteo Scortegagna, cofounder della startup Next14. “Dal meraviglioso disordine di qualche anno fa il web si è trasformato in un mezzo vero e proprio – ha detto Scortegagna -. L’utente è diventato più esigente, c’è spazio per contenuti evoluti e ben pennellati sul target. Questo processo rende il branded content un contenuto premium”. E ha aggiunto Casadei: “In Rete nascono tutti i giorni dei creator. I due filoni principali sono i tutorial e l’entertainment. Ci sono personaggi in grado di diventare punti di riferimento per i target 13/17 anni e 18/24. Per le aziende possono diventare la porta di accesso a questo mondo di ragazzi che ormai hanno fatto dello smartphone la loro televisione”.