Smallfish, il marketplace del ‘talento’ che scommette sugli owned media

19 gennaio 2015

Non sempre il pesce piccolo si fa mangiare da quello più grande. Anzi, a volte può capitare il contrario. Almeno questo sembra essere l’auspicio di Pietro Gorgazzini (nella foto con il suo team), ceo di Smallfish, startup italiana, già proiettata sui mercati internazionali, che punta a sovvertire le regole del mercato pubblicitario. “Siamo nati per aiutare le aziende a costruire il proprio universo media”, spiega il giovane manager. Smallfish raccoglie in un unico contenitore le esperienze delle piattaforme Standouter e Dokout. La prima è dedicata ai performer, mentre la seconda raccoglie talenti fra filmmaker, piccole case di produzione e compositori. “Siamo in grado di costruire una piattaforma video white label, di produrre contenuti in modo continuativo e di distribuirli – chiarisce Gorgazzini -. A differenziarci la qualità delle produzioni: abbiamo la possibilità di attivare una nutrita community di talenti attaverso la Rete, a seconda delle esigenze delle aziende. Di fatto diventiamo una casa di produzione di alto livello, a costi molto competitivi e nemmeno paragonabili a quelli di mercato. Il nostro ‘ticket’ medio va dai 30 ai 150 mila euro l’anno, a seconda della complessità del progetto. Abbiamo rifiutato il modello del contest, perché abbassa la qualità. Per gli artisti siamo diventati una sorta di marketplace. Diciamo che abbiamo applicato al mercato della comunicazione un modello più simile a quello di Uber”.

Per Smallfish, Standouter rappresenta la piattaforma più orientata all’universo delle aziende mass market, mentre Dokout è stata lanciata per i brand del lusso, o per avvicinare realtà più complesse come i clienti legati al mondo finanziario. “A metà di quest’anno – aggiunge Pietro Gorgazzini – dovremmo presentare Standoutfit, dedicato agli operatori della moda”. Fra i primi a credere nel progetto Smallfish realtà come Tuborg, Generali, Universal Pictures e De Agostini (per l’editore è stato prodotto lo show tv The Fishing Beauty). Intanto la startup si sta muovendo anche sui mercati globali e punta forte sugli Usa, dove l’esordio sarà al fianco del free press Metro. Per quanto riguarda il nostro Paese sono tante le imprese interessate a sviluppare le potenzialità degli owned media. “Al momento non posso anticipare nulla – prosegue il ceo – ma ci sono già una decina di grandi aziende italiane pronte a lanciare la propria piattaforma con il nostro supporto sul fronte della tecnologia e dei contenuti. Questo ci fa essere ottimismi, tanto che il nostro obiettivo per il 2015 è raggiungere un milione di euro di fatturato solo in Italia”.

Andrea Crocioni