Logotel sul ruolo svolto dalle business community

13 gennaio 2015

Parla il general manager Nicola Favini

Le imprese e le organizzazioni che oggi si trovano ad operare in contesto sempre più incerto, discontinuo e ibrido, hanno compreso la necessità di evolversi, cambiare forma, individuare nuove logiche. Vogliono stabilire processi sempre meno verticali, diventare più rapide, distribuire meglio le informazioni all’interno e all’esterno. Nasce da questo insieme di considerazioni la volontà di dar vita a una business community che secondo Nicola Favini, general manager di Logotel, “Sono una delle risposte con le quali progettare il futuro”.
Logotel, service design company che progetta e accompagna l”innovazione d”impresa in modo collaborativo, realizza e gestisce business community da venti anni. Attualmente ne ha attive 25 dislocate in Italia e all’estero, che aggregano più di 40mila business users.

“Imparare a riorganizzare e riuscire a coinvolgere dgfev online casino ogni singolo individuo, capovolgendo la piramide all’interno di un’organizzazione e allargando gli orizzonti fino alla periferia della propria azienda è la base del concetto di business community – spiega Favini – in questo senso le community esistono se l’insieme dei servizi che le compongono sono capaci di coinvolgere i partecipanti creando spazi dove possano riconoscersi ed esprimersi per disegnare percorsi ed esperienze significative. Non stupisce quindi che nella fase iniziale del progetto serva un approccio di Service Design che, mettendo al centro la figura eclettica del progettista, sia in grado di costruire strategie attingendo tra le più disparate discipline: dai contenuti, alla grafica, dal design, alla sociologia. E l’ispirazione va cercata sul campo osservando i luoghi in cui si annidano gli scambi”.

I servizi erogati da una business community si snodano su tre livelli. Il primo è il piano di redazione. Diventa quindi prioritario sviluppare un forte piano di content management, condiviso e sempre in evoluzione, che non escluda i contributi della base. Il secondo è il piano di formazione in senso esteso. Se una community deve partecipare all’evoluzione delle organizzazioni, allora tutti i giorni deve allenare quelle competenze che servono a fare meglio. In questo caso è importante la collaborazione. Il terzo è il piano di animazione, indispensabile per dare un ritmo ai due precedenti perché stabilisce le modalità con le quali, secondo le logiche del Service Design, si creano attività per garantire partecipazione, coinvolgimento e forme di rewarding.