Top Manager sul Web 2014: Marchionne è il migliore

17 dicembre 2014

 

Sergio Marchionne è il manager italiano con la migliore identità digitale del 2014, si trova infatti in cima alla top ten stilata da Reputation Manager, istituto italiano che analizza e misura la reputazione online dei brand e delle figure di rilievo pubblico, con un osservatorio permanente sui top manager in Italia. Marchionne (FCA e Ferrari) è primo con 64,2 punti su 100, davanti a Diego Della Valle (Tod’s) al secondo posto con 58,8 punti e Marco Patuano (Telecom Italia) con 52. Lo studio prende in considerazione quattro macro-aree: l’immagine percepita (ricavat da indicatori come come i suggest e le ricerche correlate), la presenza enciclopedica (wiki), la presenza sui canali del Web 1.0 (news e menzioni) e su quelli del Web 2.0 (blog e social network). Sergio Marchionne durante quasi tutti i mesi (11 su 12) ha mantenuto la prima posizione in classifica, anche se con punteggi diversi. La sua caratteristica peculiare è infatti quella di scatenare il dibattito on line, le sue prese di posizione e le sue decisioni sono sempre oggetto di discussione in Rete, e questo può incidere positivamente o negativamente sulla sua identità digitale. In particolare il mese in cui Marchionne è cresciuto di più è stato maggio: quando ha presentato il piano industriale di FCA ha registrato un’impennata della sua presenza nei canali news, totalizzando 68,5 punti, tre in più del mese precedente. Il momento in cui il manager ha segnato la flessione maggiore è stato invece ad agosto quando ha registrato un deciso calo della presenza nelle news insieme ad alcuni commenti negativi al video in cui annuncia la fine della produzione Lancia. Il patron di Tod’s nel corso dell’anno ha cambiato spesso posizione, tra la seconda e la quarta, il motivo di questa sua variabilità è rintracciabile nella sua stessa strategia comunicativa: Della Valle tende infatti a dire la sua, in modo sempre netto, sui temi caldi del Paese, dalla politica di Governo all’occupazione, passando per il sistema industriale ed economico, lanciando spesso frecciatine molto dirette all’indirizzo dei suoi “competitor”. Questo, se da un lato gli fa guadagnare il plauso di chi apprezza il coraggio di esporsi, dall’altro lo rende più soggetto a critiche. Il momento di massimo splendore è stato nel mese di giugno, quando ha ricevuto molte dichiarazioni di sostegno dopo l’attacco nei suoi confronti da parte del Presidente di Intesa San Paolo Bazoli. Il frangente in cui la sua identità digitale ha registrato il calo maggiore è stato invece a Gennaio quando ha ricevuto il tapiro d’oro da Striscia La Notizia per non aver mantenuto l’impegno di assumere giovani per Italo. Dei nuovi manager entrati ad aprile dopo le nomine di Renzi, i migliori per identità digitale sono Francesco Starace (Enel) al quarto posto con 50,9 punti e Francesco Caio (Poste Italiane) al quinto con 48,3. Ma in top ten troviamo anche Mauro Moretti (Finmeccanica) all’ottavo con 44,4 punti e Claudio Descalzi al nono con 42,7. In particolare quest’ultimo è quello che segna il trend più negativo, a settembre ha perso parecchi punti a causa della vicenda delle tangenti in Nigeria. Se all’inizio dell’anno John Elkann svettava ai primi posti della classifica grazie ad un’identità digitale positiva ed equilibrata, dopo il suo attacco ai giovani fannulloni a febbraio la sua parabola è stata in discesa: se a gennaio aveva conquistato il primo posto, a febbraio ha perso sei posizioni mentre da aprile è rimasto al di sotto della decima posizione. A distanza di mesi, la polemica associata alla sua critica sui giovani rimane l’evento più associato al suo nome sui motori di ricerca. A differenza di quanto avvenuto ad  Elkann, la crisi che ha travolto il brand Moncler dopo il servizio di Report  Siamo tutti oche,  non ha avuto un impatto diretto e devastante sul suo Presidente e ad Ruffini. La sua identità digitale ha infatti una base molto solida e la perdita di posizione è stata una sola: dalla nona alla decima.

“Esistono infatti fattori endogeni e fattori esogeni che influiscono sulla qualità del concetto di identità digitale – commenta Andrea Barchiesi, ceo di Reputation Manager – e a volte sono proprio quelli endogeni, come ad esempio le dichiarazioni di un manager, ad avere l’impatto più forte, sia in senso molto positivo che molto negativo, come abbiamo visto nei casi di Della Valle e John Elkanm. In particolare è evidente come l’impatto di una crisi, che magari sui media tradizionali ha avuto spazio per un solo giorno, possa perdurare per molto più tempo sul web e divenire addirittura un evento che viene associato in maniera primaria all’identità digitale, oscurando gli altri aspetti rilevanti”.