65 milioni di euro al mese per far ‘ammiccare’ le donne in pubblicità

19 novembre 2014

E’ quanto le aziende italiane investono in campagne legate a un’immagine femminile seduttiva e stereotipata

Quando la pubblicità italiana rappresenta la donna e l’uomo lo fa in modo paritario? A questa domanda ha cercato di rispondere un’indagine condotta dall’Art Directors Club Italiano in collaborazione con Università Alma Mater di Bologna e Nielsen Italia. Lo studio – presentato da Massimo Guastini all’interno di ‘Rosa shocking. Violenza, stereotipi… e altre questioni del genere’, appuntamento promosso presso la Camera dei Deputati dall’associazione WeWorld Intervita – ha preso in considerazione e catalogato quasi 20 mila campagne. Per le quasi 7 mila campagne monitorate nel mese di dicembre si sono valorizzati, grazie a Nielsen Italia, anche gli investimenti pubblicitari.

L’indagine mette in evidenza come nel dicembre 2013 alcune aziende abbiano speso 33.567.194 euro in campagne pubblicitarie che rappresentavano, come modello di riferimento maschile, l’uomo ‘professionista’, l’uomo che si realizza attraverso le sue competenze e la sua determinazione. Nello stesso mese da parte delle aziende sono stati spesi 33.162.902 euro per veicolare come modello di riferimento femminile una donna caratterizzata essenzialmente da fisicità e atteggiamenti seduttivi. Il tasso di occupazione maschile raccontato dalla pubblicità (66.11% – dicembre 2013) è lievemente più alto di quello Istat (64.7% – agosto 2014). Il tasso di occupazione femminile narrato dalla pubblicità (14.33% – dicembre 2013) è decisamente più basso di quello già basso nella realtà (46.5% – Istat agosto 2014). Le donne ‘disponibili sessualmente’ sono, per la pubblicità italiana, 22 volte più frequenti degli uomini con lo stesso tipo di disposizione. Secondo una ricerca presentata da We World Intervita, sempre nella giornata di ieri, in un anno le onlus investono 16 milioni di euro (circa 1 milione e trecento mila euro al mese) per valorizzare la figura femminile e contrastare la violenza sulle donne. Una battaglia che appare impari visto che per narrare, attraverso la pubblicità, un tipo di donna essenzialmente seduttiva le aziende investono 65.767.153 euro in un solo mese.