IF!: l’identità ritrovata in un ‘se’

7 ottobre 2014

La standing ovation per Maurizio D’Adda, un ragazzo che esce dalla sala della cerimonia di premiazione degli Adci Awards saltando per festeggiare il bronzo appena conquistato con la sua piccola agenzia, mani strette e abbracci. Non può essere un festival a salvare il settore. Non scaccia la crisi, non migliora (per ora) i clienti, non cancella la precarietà e nemmeno i tagli al personale nelle agenzie. Eppure If! Italians Festival ha il merito di aver riacceso l’entusiasmo e rafforzato il senso di appartenenza dei professionisti della creatività pubblicitaria italiana.

Il bruco, per citare il presidente Adci Massimo Guastini, forse non è ancora diventato farfalla, ma la strada imboccata sembra essere quella giusta. E’ sufficiente guardare i numeri della tre giorni milanese. Da giovedì 2 a sabato 4 ottobre, oltre 4.000 persone hanno riempito le sale e i foyer del Teatro Franco Parenti di Milano partecipando al ricco programma studiato dagli organizzatori con oltre 70 eventi tra talk, workshop, seminari formativi e performance dedicati alla creatività contemporanea. Ad Art Directors Club Italiano, AssoCom e a Google, quest’ultimo in qualità di main partner, il merito di averci creduto e di essere riusciti in pochi mesi a dare una forma credibile a un’idea. Non era facile.

“IF! Italians Festival rappresenta il primo, importante, passo di un percorso ambizioso che continuerà ad avere un unico obiettivo:  riportare al centro dell’attenzione di tutti i player della comunicazione il valore delle idee e della  creatività come risposta concreta per uscire dalla crisi e dalle paure che paralizzano l’intero sistema”, la dichiarazione a posteriori del comitato organizzativo del Festival composto da Davide Boscacci e Nicola Lampugnani (Adci) e da Emanuele Nenna e Alessandra Lanza (AssoCom). Sicuramente di questa prima edizione di If! restano il videomessaggio d’apertura di Roberto Saviano e la sua promessa di esserci il prossimo anno, gli interventi di Micheal Yapp, di Gianrico Carofiglio, Walter Fontana, Lee Clow, Rob Newlan, Christina Knight, The Jackal, Lapo Elkann in sedia a rotelle e, perché no, anche la performance di Bruno Zamborlin e dei Plaid. Ovviamente rimangono il Grand Prix a  Saatchi&Saatchi Italia per la pluripremiata campagna CoorDown (annunciato nel cuore della notte, dopo qualche disguido col ‘televoto’) e in generale l’atmosfera di festa. Ma più di tutto questo primo IF! lascia in eredità il senso di comunità, l’idea di un gruppo di persone che remano tutte nelle stessa direzione, al di là dell’associazione di appartenza e delle etichette. Forse poteva esserci qualche cliente in più, forse sono un po’ mancati i manager d’agenzia (almeno quelli di estrazione non creativa), magari poteva esserci una più nutrita rappresentanza femminile sul palco, o un sistema di accredito meno cervellotico, ma questi sono solo dettagli. Tutti elementi migliorabili.

Quest’anno costruire la ‘scatola’ del Festival ha rappresentato già una sfida complessa. La capacità di riuscire a riempirla di contenuti di livello è stata sorprendente. In questa fase c’era bisogno, più di ogni altra cosa, di ridefinire un’identità comune, di mettere da parte personalismi e protagonismi ‘fuori tempo massimo’. La industry della comunicazione ha finalmente posto le basi per iniziare a parlare con una voce sola. Anche per chi a IF! quest’anno non c’era.

 

Andrea Crocioni