AirHelp, quando il rimborso è da ‘prendere al volo’

2 ottobre 2014

Nata come piccola startup nell’agosto del 2013, oggi è una realtà presente in 18 Paesi nel mondo e conta su uno staff internazionale di 40 persone. Stiamo parlando di AirHelp, società nata per supportare nella richiesta di rimborso i passeggeri delle compagnie aeree danneggiati da ritardi, o cancellazione dei voli. “Abbiamo un team dedicato multilingue – racconta Danilo Campisi (nella foto), responsabile per l’Italia e direttore marketing online a livello internazionale -. Il reclamo può essere inoltratro attraverso una piattaforma automatizzata. Attualmente il nostro sito è disponibile in 14 lingue. Noi forniamo consulenza e gestiamo tutto il processo, trattenendo il 25% sull’eventuale rimborso. Al consumatore il nostro servizio non costa nulla. In più mettiamo a disposizione, qualora fosse necessario, il nostro ufficio legale”. Un mercato con numeri interessanti quello dei rimborsi stabiliti dalla legislazione UE. “In Italia ogni anno ci sono circa 1 milione e 300 mila voli – afferma il manager -. Più o meno 146 milioni di passeggeri acquistano un biglietto. Secondo i nostri calcoli il 2% di questi potrebbe fare ricorso e vincerlo. Parliamo di 2,9 milioni di passeggeri e calcolando che il rimborso medio è di 450 euro…si arriva a 1,3 miliardi di euro l’anno, solo nel nostro Paese”

Per rafforzare il servizio e aiutare i cittadini a far valere i propri diritti, AirHelp ha recentemente lanciato Gmail Searcher. Si tratta di un’applicazione che letteralmente scandaglia la casella email a caccia di biglietti di voli in ritardo (negli ultimi tre anni) e per i quali è possibile chiedere un rimborso. “All’inizio il nostro motto era ‘I più odiati dalle compagnie aeree’ – scherza Campisi -. Ora le cose sono cambiate. Alcune compagnie ci chiamano per avviare delle collaborazioni e addirittura per gestire i reclami”. Google, Facebook, LinkedIn e Twitter sono i principali canali di comunicazione utilizzati per promuovere il servizio. “Seguiamo tutto internamente – sottolinea il manager -. Alle attività digitali si accompagnano operazioni di media relation gestite a livello mondiale dall’agenzia Blonde 2.0 di New York. Lì vengono prodotti contenuti che poi sono adattati sui singoli mercati dove operiamo. Offline siamo presenti con dei banner all’interno di alcuni aeroporti come New York, Danzica, S. Francisco e Copenaghen”. Il mercato principale per AirHelp è quello britannico, ma l’Italia conquista un buon quinto posto a livello europeo. “Ora stiamo lavorando per sviluppare partnership con operatori del settore turistico e il prossimo passo va nella direzione di una diversificazione del servizio. Fra qualche settimana lanceremo un nostro prodotto assicurativo, sempre legato all’universo dei viaggi aerei”.

Andrea Crocioni