Centromarca, l’industria chiede certezze e stabilità per la ripresa dei consumi

2 settembre 2014

Intervista a Ivo Ferrario, direttore comunicazione: “Nel 2014, 8 miliardi di euro in sconti e promozioni. Comunicazione e marketing prima voce penalizzata dai bilanci delle imprese”

La tanto agognata ripresa internazionale dei consumi non sta mostrando i segnali prospettati a inizio 2014 e “in Italia le dinamiche sono deboli e il contesto amplifica l’incertezza”, spiega a Today Pubblicità Italia Ivo Ferrario (nella foto), direttore comunicazione e relazioni esterne di Centromarca, l’associazione che raggruppa oltre 200 imprese dei settori food, cura persona e cura casa.

“Le nostre stime sui primi cinque mesi, elaborate su dati di Iri e confermate da Istat, mostrano che per le vendite dei prodotti di base la congiuntura resta negativa: circa -0,8%, a fronte di una flessione 2013 dell’1,4%, che a sua volta si confrontava con il -1% del 2012 – prosegue Ferrario -. Quest’anno, l’intera industria del largo consumo e la distribuzione metteranno sul piatto della bilancia 8 miliardi di euro di sconti e promozioni, che equivalgono a una manovra o a due Imu”. Una politica di pricing che tiene alti i volumi ma abbassa la marginalità. “Questo sforzo consente di recuperare il potere d’acquisto delle famiglie, di mantenere attive le aziende e di tenere sul piano occupazionale, perché dietro la sola industria di beni di consumo ci sono un milione di posti di lavoro, più di 30mila imprese, il 32% dei consumi totali delle famiglie, il 23,7% di contributo alla creazione di valore del settore industriale e un indotto enorme”, ha dichiarato Ferrario. Le aziende hanno tutto molto chiaro in testa, ma necessitano di certezze, regole e punti di riferimento.

“Qualunque piano di rilancio dei consumi si scontra con troppe variabili e c’è uno scollamento tra le esigenze delle imprese e le scelte parlamentari – commenta Ferrario -. Servono riforme che portino al miglioramento dell’efficienza della macchina pubblica e liberalizzazioni, perché dopo il tentativo di Bersani tutto si è arenato. Gli 80 euro in busta paga sono un segnale che va nella giusta direzione, ma se poi vengono riassorbiti, per esempio da aumenti della pressione fiscale locale o da tassazioni sui prodotti, è chiaro che il gioco non regge. Se si ferma l’industria del largo consumo, la possibilità di agganciare qualsiasi segnale di ripresa non può concretizzarsi”. L’industria di marca mantiene comunque la quota complessiva più elevata in Europa (65-70%), perché è  un riferimento per il consumatore in termini di innovazione, qualità e sicurezza.

“Gli andamenti sono diversificati in funzione delle strategie commerciali, degli investimenti in comunicazione e marketing, che però ultimamente sono la prima voce dei bilanci aziendali a essere penalizzata”, ha dichiarato il direttore comunicazione di Centromarca, che in autunno rinnoverà la collaborazione editoriale con Rcs MediaGroup per la seconda edizione del concorso ‘Con Oggi vinci le Grandi Marche’, grazie al quale ogni settimana cinque famiglie vincono i prodotti messi in palio dalle oltre 20 aziende aderenti. Anche quest’anno all’iniziativa sarà abbinata una ricerca sul rapporto tra consumatore e brand. “12mila questionari compilati di cui 6.500 validati, oltre 22mila lettori coinvolti con 155mila giocate complessive, servizi giornalistici dedicati alla manifestazione e pagine pubblicitarie sulle testate Rcs, un sito internet creato ad hoc per promuovere i brand coinvolti nell’iniziativa, un milione e 200mila persone contattate tramite attività di direct marketing promozionali: numeri che intendiamo superare nel 2014”, promette Ferrario.

Valeria Zonca