Le aziende scommettono sul passaparola ‘remunerato’ di AdMingle

18 luglio 2014

L’ad Giampaolo Chiello racconta i primi mesi della startup in Italia

Monetizzare la propria reputazione online? E’ l’occasione offerta da adMingle, il personal e social advertising network che, attraverso le reti sociali, crea un marketplace di contenuti pubblicitari tra gli advertiser e i ‘nano-publisher’. “In Italia – racconta l’ad Giampaolo Chiello – siamo ufficialmente operativi da gennaio 2014. Questa startup nasce in Israele nel 2013 e in 18 mesi ha allargato la propria presenza a dieci Paesi”. Fra questi figurano Turchia, Uk, Francia, Germania, Austria, Russia, Singapore e Indonesia.

“Si tratta di un progetto particolarmente ambizioso – ha ricordato il manager che ha portato adMingle nella Penisola assieme ad altri soci – che si posiziona in una logica di share economy”.Con adMingle le aziende hanno la possibilità di investire budget sui social media in maniera efficace, focalizzata e monitorata attraverso publisher segmentati in target ai quali proporre la condivisione dei propri contenuti in un determinato arco temporale. “Per la prima volta gli investitori hanno l’occasione di remunerare il passaparola in modo etico e sostenibile coinvolgendo le persone in Rete e trasformandole di fatto in ‘liquid ambassador’”, sottolinea Chiello.

Non è un caso che il motto di adMingle sia  #shareyourpassion, perché il vero valore è condividere informazioni su cose di cui parleremo comunque e che ci appassionano.Per ogni campagna, adMingle determina un ‘prezzo’ per la condivisione sociale. I publisher, una volta accettata la proposta, si occuperanno di diffondere i messaggi promozionali su uno o più dei loro social o applicazioni di messaggistica istantanea a seconda della loro valutazione (tra cui Facebook, Twitter, GooglePlus, Whatsapp) guadagnando dalle proprie condivisioni. Queste veicolano il pubblico verso una landing page e in base agli accessi procurati viene quantificata la remunerazione. Di volta in volta i publisher possono decidere di dare la propria adesione all’operazione di comunicazione, dopo di che devono sottostare alle linee guida stabilite dall’advertiser. Al termine della campagna agli investitori vengono forniti due report dettagliati.

“Da parte nostra – afferma l’ad Giampaolo Chiello – c’è un’attenzione maniacale ai processi. Abbiamo messo in campo strumenti di controllo molto sofisticati per evitare che dietro i ‘click’ ci siano dei robot. Inoltre il traffico è filtrato, in modo che venga considerato solo quello proveniente dal territorio italiano”. Ad oggi sono quasi 2.000 le ‘micro celebrities’ del web che hanno aderito al progetto adMingle. “Grazie al loro contributo – precisa il manager – siamo in grado di raggiungere 2 milioni di individui su Twitter e 4 milioni su Facebook. Su Twitter in particolare possiamo attivare i nostri publisher per supportare le campagne mirate lanciate dalle aziende sul social network”. In questi primi mesi di attività in Italia adMingle ha già sviluppato una trentina di campagne per importanti marche nazionali.

“Un avvio che fa ben sperare – osserva Chiello -, anche perché l’azienda a livello internazionale è già in utile in tutte le sue filiali. Sviluppi futuri di adMingle? “Stiamo lavorando per implementare i nostri servizi sul fronte della condivisione delle esperienze di e-commerce. In generale da parte nostra c’è la volontà di presentarci sul mercato non come un’agenzia, ma come un vero e proprio media”, conclude l’amministratore delegato.

Andrea Crocioni