UPA, chiusura 2014 in pareggio. Sassoli: “Torna a crescere la fiducia. Necessario riformare Auditel”

3 luglio 2014

Ieri l’assemblea 2014 a Milano nel segno della sperimentazione. Speranza ‘+2%’ nel 2015. Primo semestre a -2%. La valutazione su Rai, Audi, banda larga, i dn e la collaborazione con AssoCom

 

Si è ispirato alle ‘Lezioni americane’ di Italo Calvino, scritto esattamente 30 anni fa, il discorso di apertura di Lorenzo Sassoli de Bianchi dell’assemblea UPA 2014, che si è tenuta ieri al Teatro Strehler di Milano.

“Sono partito dai temi proposti dallo scrittore, alla ricerca di punti di riferimento e stimoli per descrivere la comunicazione di oggi – ha introdotto il presidente -. Velocità, precisione, molteplicità e visibilità si adattano a un presente che sarà sempre più ‘senza pause’”. Sassoli ha voluto inserire un elemento di sperimentazione nel suo speach, sostituendo le vecchie slide con la video arte, grazie alla performance video del duo Masbedo, accompagnata dalla musica live di Luca Saporiti (Lagash dei Marlene Kuntz).

Il presidente di UPA ha toccato temi nevralgici, a cominciare dalla previsione di chiusura dell’anno per il mercato pubblicitario, quantificata in un pareggio. “Nel mio intervento ho cercato di dare uno stimolo affinché quota zero si trasformi in qualcosa di più, tra 0 e +1: sarebbe un segnale importante, affinché chi ha il coraggio di investire in tempi ancora difficili possa trarre vantaggio non appena l’economia si riattiverà – ha spiegato -. L’emorragia non si è ancora arrestata, ma si sta arrestando: alla fine del mese di giugno prevediamo un risultato progressivo a -2%. Il pareggio di fine anno sarà reso possibile da un ulteriore recupero nei mesi successivi. Tra i settori che tornano a investire ci sono largo consumo, food, finanza, automotive, mentre prevediamo un calo per le tlc anche nel secondo semestre. Azzardo una proiezione per gli anni prossimi, che è soprattutto una speranza, con una possibile chiusura 2015 a +2% e 2016 a +3%”.

Una speranza che, secondo Sassoli, si sposa con il clima di fiducia che sta riprendendo piede nel nostro Paese, superiore ai livelli del 2010, l’ultimo anno in cui la pubblicità ha registrato il segno più. “Tra i mezzi è prevista la crescita della tv e di internet, una ripresa della radio e un altro stop della stampa, con calo a due cifre”,  ha specificato. Riguardo alla necessità di far ripartire il paese, UPA proseguirà nel tentativo di pungolare il governo con la proposta di “una tax credit sul valore incrementale degli investimenti pubblicitari e la defiscalizzazione degli investimenti sulle piattaforme di e-commerce – ha proseguito il presidente -, ma bisogna sbloccare l’annosa questione della banda larga, tema cruciale anche per lo sviluppo della fruizione televisiva sul mobile.

Un altro must affrontato da UPA riguarda la Rai. Da tre anni l’associazione insiste sul fatto che il servizio pubblico debba occuparsi più di qualità che di quantità (maggiore sperimentazione e una rete priva di pubblicità, azioni che potrebbero combattere l’evasione) e caldeggia il conferimento della Rai in una Fondazione che rappresenti in modo significativo la società civile che paga il canone, con l’abolizione della Commissione di Vigilanza. “Anche il governo, che inizialmente si era sbilanciato sulla privatizzazione, stia valutando l’ipotesi Fondazione per evitare il rischio di un caso ‘Alitalia 2’. Nel 2016 quando scadrà convenzione Stato-Rai sono convinto che vinceremo questa battaglia”, ha detto Sassoli, che ha ribadito i passi in avanti per le varie Audi nelle ricerche sulle audience, sempre più importanti per le imprese. “Resta il buco nero di Audiradio che a mio parere sta penalizzando gli investimenti sul mezzo. Però si sta creando volontà comune di ricreare una moderna, con strumenti di misurazione degli ascolti contemporanei e precisi – ha dichiarato -. La single source di Eurisko MediaMonitor che analizza consumi ed esposizione alla comunicazione, è molto innovativa”. Riguardo ad Auditel, Sassoli non ha nascosto l’obiettivo di volerla riformare in una logica più aperta al mercato, “con una maggiore rappresentanza delle aziende nel Cda, a tutela degli stessi broadcaster. Sky e Discovery devono entrare nel Cda, questo è un nostro obiettivo”, ha detto.

Non poteva mancare il commento sui centri media. “La battaglia sui diritti di negoziazione ha creato maggiore trasparenza: i centri media devono essere remunerate adeguatamente, ma non vediamo favorevolmente l’eccessiva automatizzazione del processo di acquisto che potrebbe portare a un brokeraggio”, ha commentato riferendosi a Real Time Bidding  e Programmatic. Infine, l’invito fatto a Marco Testa si inserisce in una logica rivolta a raggiungere obiettivi comuni, tra cui la riqualificazione della creatività “sempre più vissuta dalle aziende come commodity” e di figure professionali centrali per le agenzie “come gli account e i planner”. Nell’auspicio che AssoCom possa ricompattarsi, Sassoli ha poi lanciato il progetto di una Masterclass condivisa.