New Directors’ Showcase, emozioni (s)misurate

20 giugno 2014

Non si può venire a Cannes e saltare il New Directors’ Showcase della Saatchi & Saatchi. E non solo per i contenuti dell’attenta e ispirata selezione, ma anche per la meticolosa spettacolarità della presentazione. Si tratta ormai dell’ora e un quarto più intensamente significativa dell’intero Festival, un’esperienza unica, stimolante e fortemente coinvolgente.

E proprio per sottolineare il concetto, quest’anno gli spettatori sono stati accolti da schiere di inappuntabili infermiere che distribuivano un ‘misuratore d’emozioni’ da mettersi al polso (seguendo algide istruzioni proiettate sul megaschermo in atmosfera Blade Runner), che controllava il nostro livello di tensione emettendo impulsi luminosi cangianti dall’azzurro iniziale al rosso acceso certificante il climax emotivo: l’evento quest’anno è stato correttamente intitolato ‘Feelthereel’.

E l’aggeggio funzionava veramente: quello di Paola Manfroni, seduta al mio fianco, stava per esplodere paonazzo al cospetto di ‘Rollin’ wild’ di Kyra & Constantin della Filmakademie di Ludwigsburg, un semplice e straordinario cartone animato in 3D in cui l’eterna lotta per la vita della savana africana veniva sconvolta dalla curiosa circostanza che sia le prede che i predatori erano sferici. I risultati sono esilaranti, oltre che salvifici per le vittime designate: il gattopardo non riesce a ghermire l’impala perché rotola via, il coccodrillo non ha migliore fortuna con le zebre (le sue zampette non arrivano a fendere l’acqua) e, by the way, l’avvoltoio che ritorna al nido provoca un’ecatombe fra i suoi piccini.

Non ho guardato il polso di Paola dopo ‘Joel Compass – Back to me’ di Ian & Cooper da Culver City e ‘Ghost of a smile’ di Simon Bonde & Peder da Copenhagen, perché ero agghiacciato. Si tratta curiosamente di due storie in qualche modo simili per la componente surreale, le riprese allucinate e la tematica del rapporto padre-figlio: in un caso il bambino spara al padre quando questi cerca di iniziarlo alle armi, dopo che il figlio lo aveva salvato da una ferita da arma da fuoco rimediata durante una rapina; nell’altro caso invece il figlio causa la morte del padre distraendolo, con la sua presenza imprevista, mentre è impegnato in un violento combattimento tipo Fight Club.

Straordinarie le riprese e il montaggio iperfrenetico di ‘Kid wise – Hope’ di Truman & Cooper da Londra, un’oscura storia di un gruppo di amici e amiche in viaggio, in cui l’invidia e la concupiscenza di un ragazzo single per le coppie di amici sfocia in un finale esplosivo.

E non ho controllato il colore del mio braccialetto neanche dopo il film che mi ha commosso più profondamente: in un mondo popolato di omini e oggetti fatti di corda, qual è la malattia? Che questa corda inizi a srotolarsi, consumando la forma di uno dei personaggi, un bambino in un letto, assistito da un papà che cerca di recuperare la corda e di ridargli forma. Ma il figlio è il primo a rendersi conto dell’inutilità del tentativo e chiede all’uomo di lasciar compiere il suo destino, sciogliendosi infine fra le sue braccia. La storia (‘Moving on’) è stata immaginata dalla sensibilità di Ainslie Henderson di Edimburgo, che qui ringrazio.

 

di Giovanni Pagano

 

Link video: http://www.pubblicitaitalia.it/video/2014061927959/creativity/cannes-lions/rollin-safari-what-if-animals-were-round