Courtney Love: è solo questione di fiducia in se stessi

19 giugno 2014

Al Palais il seminario di Grey

Per l’ottava edizione del suo seminario musicale, Grey ha chiamato sul palco del Grand Auditorium del Palais la rockstar e attrice Courtney Love. Intervistata da Tor Myhren, presidente e worldwide ceo di Grey New York, Courtney si presenta davanti alla sala affollata con un look più da raffinata attrice che da scatenata rockstar e vedova dell’icona del grunge Kurt Cobain. Al polso ha persino il braccialetto della Google Sandbox, che fa pensare che in questi giorni a Cannes si sia dedicata anche al business o quanto meno ad approfondire alcuni aspetti del mondo della comunicazione. La differenza tra una rock star e un attore per lei si riassume in due frasi: “Quando sei una rock star puoi dire cose cattive. Quando sei una stella del cinema devi chiamare chiunque genio”. E ancora: “I grandi artisti e le rockstar rendono meglio da morte. Le star del cinema no”. Inevitabile pensare al marito morto 20 anni fa: “Come dice mia figlia, è come essere imparentati con Babbo Natale”. Nel corso della chiacchierata, Courtney spiega che per lei la creatività nasce innanzitutto da una fortissima ambizione e che avere dei rivali in questo senso non può che essere uno stimolo: “Hai bisogno di avere intorno degli squali per avere successo”. Ma il vero segreto del successo è la fiducia in se stessi e a questo proposito, nell’anno in cui il Festival conta la più alta percentuale di donne in giura mai avuta (25% contro il 10-15% del passato), l’artista lancia un messaggio alle donne in ascolto: “La fiducia in voi stesse è la chiave. Non dovete essere un uomo, ma dovete pensare come un uomo. O almeno come un gay”. Nei 45 minuti del seminario Courtney mostra tutta la sua grinta oltre a una grande ironia, fino al gran finale, chitarra in mano, con la sua caratteristica voce roca che coinvolge la platea. Dimostrando alla perfezione quello che aveva da poco dichiarato: “Quando sono sul palco, so dove sono, cosa so fare, conosco il mio scopo”.

Laura Buraschi