AssoCom, il 2014 è un anno flat. Stime di chiusura a -1%

6 giugno 2014

Ieri a Milano l’appuntamento annuale ‘Comunicare Domani’. Testa: “Continuiamo a lavorare”. Girelli: “La Tv e Internet rappresentano il 74,5% delle quote di mercato. Per quest’anno nessun rimbalzo e nessuna ripresa”. Attesa l’esplosione del Programmatic Buying

 

“Noi tutti lavoriamo per molti brand con passione e impegno che vanno al di là delle 24 ore, ma il primo brand da amare dovrebbe essere proprio la nostra industry. Lavorando uniti e coesi, fornendo dati, studi, riflessioni, potremo anche aiutare le imprese, e il nostro paese, a cogliere ogni segnale di futuro”. Con queste parole il presidente di AssoCom Marco Testa ha concluso il suo discorso introduttivo all’annuale incontro dell’associazione ‘Comunicare Domani’ che ha avuto luogo ieri presso il Politecnico Milano Bovisa. Testa ha voluto ribadire il ruolo di AssoCom, ricordando anche i prossimi appuntamenti come la sua partecipazione all’assemblea Upa del 2 luglio e il supporto dell’associazione al Festival della creatività voluto da Adci che si terrà il prossimo ottobre. “Non dobbiamo mai perdere d’occhio la creatività che fa la differenza comunque  e dovunque nel mondo”, ha commentato. Si è appellato invece a un vecchio filmato del Manifesto Futurista Marco Girelli, ceo di OMG Italia, che ha avuto il compito di presentare le stime degli investimenti pubblicitari del 2014 da un’elaborazione di Omnicom Media Group fatta attraverso i dati raccolti tra i vari centri media italiani. “Al coraggio e all’audacia che ci ispirava il Futurismo segue la frustrazione per una crisi che dura da 5 anni e che ha rallentato il mercato  – ha esordito Girelli -. Stiamo archiviando un 2013 negativo (-12,7%) ed è davvero difficile fare una previsione per quello che potrà succedere agli investimenti quest’anno. Noi abbiamo sintetizzato un -1%, che non va preso come un dato numerico ma che è soprattutto un sentimento di un mercato che continua a rimanere ‘depresso’, flat e forse anche un po’ negativo. Quindi, per quest’anno, non ci dobbiamo aspettare nessun rimbalzo e nessuna ripresa”. All’interno di questo mondo, ci sono due velocità: da una parte Internet, per cui ci si attende un balzo al 5,7%, e la televisione che dopo il rallentamento nel 2013 si attesterà  a+1%,  dato complessivo della crescita delle reti generaliste e di quelle tematiche. Dall’altra parte ci sono la radio a -1,6%, l’out of home a -7,2%, il cinema a -12% e la stampa a -13,1%. “Tv e Internet insieme rappresentano il 74,5% del totale delle quote di mercato in Italia. La televisione si porta via il 52,5% della torta con 3.682 milioni di euro, il web 22% con 1.546 milioni – ha proseguito Girelli -. Per quanto riguarda il dato web, ci sono stime ancora più alte: per l’Osservatorio del Politecnico si arriverà ai 1,8 miliardi, per IAB Europe a 1,7 miliardi. E’ chiaro che questo dato andrà verificato meglio tra tutti gli attori del mercato, ma questo significa che l’ossigeno che rimane agli altri mezzi si restringe sempre di più. La stampa è al 14,7% con 1.024 milioni, la radio al 5,2% con 366 milioni”. E’ interessante vedere come si compone il 22% di Internet: la torta è composta da Search (36%), Display (25%), Video (13%), Classified & Directories 11%, Performance 4%, Social 4,5%, Mobile 4%. Una nuova voce si è affacciata ed è quella del Programmatic Buying (+2,5%). “Gli investimenti sul mezzo web transitano per il 54% dai centri media e per il 46% direttamente dalle aziende e agenzie specializzate”, ha precisato Girelli. Nel particolare per il Search 25% al centro media e per il 75% ad altri; Display 80% e 20%; Video 75% e 25%; Performance 80% e 20%: Social 50% e 50%; Mobile 90% e 10%; Programmatic 95% e 5%. Fra i canali Internet, nel 2014 cresceranno, rispetto al 2013, in maniera significativa soprattutto il Programmatic (+85%/+120%), il Social (+27%/+30%), il Mobile (+20%/+30%) e il Video (+19%/20%). “Il Programmatic Buying è un fenomeno globale, una modalità che riuscirà a fare leva su tutta la potenzialità della tecnologia per poter rendere ancora più efficaci ed efficienti gli investimenti pubblicitari – ha concluso Girelli -. Siamo consapevoli che dietro al Programmatic Buying esistano delle problematiche, a cominciare dalla trasparenza e dai big data che vanno regolamentati, ma non ‘criminalizziamo’ il Programmatic perché il mondo va in quella direzione: negli Usa il 50% degli investimenti utilizzerà questo approccio che non riguarda solo il mondo internet ma modificherà anche gli altri media  a cominciare dalla tv”.

Valeria Zonca