Turn scommette sull’Italia. Pierre Naggar: “Per noi terzo mercato in Europa”

30 aprile 2014

Un marketing sempre più basato sui dati – da utilizzare per sviluppare, o correggere le strategie in tempo reale -, multicanalità e un progressivo avvicinamento del mercato al programmatico, in una versione ‘premium’che vede finalmente in prima linea editori di qualità . Sono queste le tre principali tendenze che stanno caratterizzando questo 2014 secondo Pierre Naggar (nella foto), EU Managing Director di Turn, azienda tecnologica che fornisce insight in tempo reale per trasformare e rendere più efficace il processo decisionale delle agenzie media  e dei professionisti del marketing. Presente nel mondo con 19 uffici, ditribuiti fra Nord America, Europa, Asia, Australia e Sud America, Turn guarda all’Italia con grande interesse.

“La Penisola, dove siamo operativi dalla fine del 2011, per noi rappresenta un mercato strategico, fra i primi tre a livello continentale”, sottolinea Naggar. “Il programmatic – prosegue il manager – ha subito un’accelerazione nel corso dello scorso anno. Un numero crescente di editori si è affacciato a questo mondo, superando una certa diffidenza verso l’uso di queste tecnolgie. Da sei mesi a questa parte non a caso non solo i volumi, ma anche la qualità del traffico è migliorata”.

Lo scenario, secondo Pierre Naggar, è in piena evoluzione. “I centri media si sono attrezzati  – osserva -. L’ottimo lavoro di education fatto da Iab sul mercato italiano sta portando i suoi frutti. Lo sviluppo del mobile rappresenta un impulso ulteriore alla multicanalità che sta portando a campagne che non sono più sviluppate canale per canale, ma che devono essere misurate anche nella loro interazione. Le nuove sfide in atto sono legate a un fenomeno come il cross-device e alla sincronizzazione della tv con i  media digitali”. Una trasformazione guidata dalla tecnologia è in atto, anche se l’Europa sembra non aver ancora sposato in pieno il modello del Data-driven Advertising che si è imposto negli Usa.

“Da noi c’è ancora bisogno di fornire garanzie di pianificazione. Si parla ancora molto di brand safety”, aggiunge il manager. Quanto alle prospettive non c’è dubbio che la direzione sembra segnata. Un recente studio realizzato da Turn con Forbes dal titolo ‘The Promise of Privacy’ mette in evidenza come i consumatori oggi siano aperti a condividere le proprie informazioni. Ben il 53% degli utenti consumer dichiara di acconsentire all’utilizzo dei propri dati se ne riceve in cambio dei benefici, dato che si fa ancora più interessante nel mondo aziendale dove la percentuale raggiunge il 45%. Percentuali che non fanno che confermare la possibilità di aprire le porte a una conversazione costruttiva e positiva fra brand e utenti. Naturale che avere a disposizione tanti dati consente oggi agli advertiser di focalizzarsi non solo sui contenuti, ma di razionalizzare canali e tempistiche della comunicazione, evitando dispersioni. “E’ stimato che nel 2017 il programmatic arriverà a pesare circa il 30% del display investito in Europa. Ad oggi siamo fra il 15 e il 20%, con l’Italia (al 10%) ancora in leggero ritardo, ma in recupero”, rileva Pierre Naggar.

Andrea Crocioni