Il Wall Street Journal Group apre una sede a Milano

5 marzo 2014

Un’audience globale a supporto dell’export Italiano

“Per circa 50 anni siamo stati rappresentati  in Italia dallo Studio Calcagno e quando questi ha deciso di lasciare l’attività, abbiamo colto l’occasione per aprire una sede a Milano”, spiega a Pubblicità Italia Today Will Wilkinson, Vice-President, Sales, EMEA del Wall Street Journal Group. “Una sede qui ci permette di avere un rapporto diretto con i nostri clienti, di capire i loro bisogni e in che modo crescono insieme alla nostra piattaforma di pubblicazione”.

Aprire un ufficio in Italia appare però in controtendenza, guardando alle cifre dgli investimenti pubblicitari sulla stampa, in calo da ormai da diversi anni.
“Il nostro punto di vista è diverso -ribatte Wilkinson -: larga parte del mercato italiano è costituito dalle esportazioni/importazioni, non solo per quanto concerne i prodotti di lusso Poiché siamo una pubblicazione internazionale e ci rivolgiamo a un pubblico globale di leader molto colti con una ricchezza personale considerevole, credo che un fascia consistente di inserzionisti italiani attivi nei mercati internazionali sarà interessata alla nostra audience, che è unica per status, interessi e abitudini di acquisto”.

Secondo i dati del gruppo, il fruitore-tipo europeo dei media targati WSJ presenta un reddito personale di circa 360.000 dollari e investimenti superiori ai 2,2 milioni.
“La nostra reach sulla business élite sta salendo del 4% anno su anno – prosegue Wilkinson – mentre negli scorsi cinque anni abbiamo avuto un incremento del 22%”.
I risultati del WSJ Group mostrano che la scelta delle paid subscription sul digitale, sin dell’inizio, sta pagando anche sul versante delle audience: il WSJ Digital Network ha 31 milioni di VU al mese in totale (8,9 in Europa) e oltre 1,3 milioni di abbonati paganti. Anche il comparto video, sotto il brand WSJ Live, ha raggiunto i 21 milioni di streaming al mese in tutto il mondo.
“L’impegno sul digitale – conclude Wilkinson – non significa smettere di credere nel valore della carta. Lo dimostra ad esempio WSJ, il nostro magazine. Lanciato nel 2009 come semestrale in contemporanea con la grande crisi innescata dal fallimento di Lehman Brothers, e diventato poi un trimestrale, da quest’anno avrà periodicità mensile, a conferma di un crescente gradimento da parte dei lettori e degli inserzionisti. A proposito di questi non è per caso che le caratteristiche della rivista abbiano alimentato una crescita degli investimenti dei brand italiani del lusso, che sono triplicati negli ultimi tre anni”.

L’ufficio è  attivo dal 24 febbraio 2014. Denominato Dowjones International,  è in corso Italia, 1 a Milano.

Massimo Bolchi