Diego Masi: “La dirigenza delle multinazionali è miope”

9 dicembre 2013

Venerdì mattina un gruppo di dipendenti dell’agenzia McCann ha presidiato l’ingresso della sede di via Valtellina a Milano distribuendo volantini dal titolo ‘Dobbiamo parlare’. La protesta, fatto più unico che raro per il comparto della pubblicità, è nata come risposta a un piano di tagli che dovrebbe coinvolgere circa il 30% del personale dell’agenzia (si conterebbero almeno 20 esuberi a Milano e altrettanti a Roma). Non è la prima volta, e non sarà certo l’ultima, in cui un network si trova costretto a ristrutturare. In questo caso, pesano la perdita del budget Findus e il ridimensionamento della unit dedicata all’automotive, con il cliente Chevrolet (del gruppo General Motors) che ha annunciato proprio la scorsa settimana di voler abbandonare la presenza in Europa occidentale e orientale a partire dal 2016. Ma la situazione interna a McCann è solo la punta dell’iceberg della crisi che attraversa l’industry e spinge a riflettere, per l’ennesima volta, sull’assenza di regole condivise che tutelino i ‘professionisti della mente’.

Diego Masi, oggi presidente di Confindustria Intellect, la Federazione che raggruppa le principali associazioni della comunicazione, sposta la riflessione sulla “miopia da parte della dirigenza delle multinazionali” il cui atteggiamento ha impedito, nel 2011-2012, di approvare il progetto di Flexsecurity promosso dallo stesso Masi (allora a capo di Assocomunicazione) con la consulenza del giuslavorista e parlamentare Pietro Ichino. “Il nostro progetto andava oltre il semplice ricorso alla cassa integrazione, istituendo un vero e proprio fondo di solidarietà per i professionisti del settore a cui avrebbero dovuto contribuire le singole agenzie. Purtroppo – ricorda Masi –, nonostante l’iter fosse arrivato a una fase piuttosto avanzata, il progetto non è mai nato perché è stato bloccato dalla dirigenza delle multinazionali che, in sostanza, hanno preferito cavarsela da sole, non riconoscendo l’importanza della rappresentanza di categoria e dimostrando così scarsa lungimiranza”. Non è il caso dei vertici dell’agenzia McCann che, all’epoca, non era già più associata ad Assocomunicazione. Si è trattato comunque di un’occasione persa, a cui Masi guarda con “profondo rammarico”. Cosa succederà in futuro? “Come Confindustria Intellect – conclude Masi – non possiamo che attendere le prossime mosse di Assocom”. Che, proprio il 18 dicembre, si appresta a rinnovare il proprio consiglio direttivo.

Claudia Cassino