Iab Forum, in controluce l’utente di fronte alla digital adv

4 dicembre 2013

Presentata oggi l’indagine Assist. Salvatore Ippolito: “Un primo passo verso un nuovo paradigma di riferimento”

 

Con la ricerca condotta da Assist e presentata questa mattina durante la conferenza plenaria, Iab Italia affina ulteriormente il meccanismo dell’analisi dei risultati pubblicitari. “Al vaglio è stato messo il comportamento degli utenti in relazione all’advertising online – spiega Salvatore Ippolito (sul sito), consigliere dell’associazione e direttore vendite Business Unit Portal di Italiaonline -. Si tratta di un’indagine etnografica, cioè condotta in presa diretta, la prima di tipo qualitativo, a cui faranno seguito altre di carattere quantitativo. È chiara la volontà di fornire a inserzionisti ed editori dei paradigmi di riferimento”, in un contesto in cui non basta più attrarre visitatori “ma è necessario mantenere l’utenza, fare customer. Questo si ottiene solo non perdendo di vista la solidità, la consistenza, la credibilità e la funzionalità dei prodotti digitali. In definitiva bisogna spingere sulle leve pubblicitarie ma con cautela”.
Due i poli verso i quali tende il mercato online dell’adv: “Da una parte si fa largo l’acquisto programmatico, dall’altra conquistano terreno forme più narrative, integrate nel tessuto editoriale: per intenderci è un po’ il ritorno della vecchia sponsorship. Entrambe le modalità sono efficaci e rispondono a esigenze diverse. La prima insegue i flussi di navigazione ed è vincolata al ‘qui e ora’; la seconda va più a fondo, rispondendo a quelli che sono i comportamenti intrinsechi degli utenti”.
Sulla progressiva apertura dello Iab Forum verso case history interazionali, Ippolito esprime soddisfazione ma non manca di lanciare un appello di più ampio respiro: “Da alcune realtà estere dovremmo imparare a fare alleanza tra i membri e le componenti della digital industry, mentre vedo che le catene di rete e di valore sono difficili da trasferire in Italia. Il comparto chiuderà in positivo ma nel nostro Paese il digitale deve ancora giocare le sue carte”.

Paola Maruzzi