Connexia, un 2014 sotto il segno di engagement e gare trasparenti

15 novembre 2013

paolo d'ammassa

L’agenzia si è di recente aggiudicata l’ incarico digital di Helvetia Assicurazione

 

Visione orientata all’engagement e determinazione a partecipare solo a gare trasparenti saranno i termini chiavi che guideranno il 2014 di Connexia, struttura milanese del Gruppo Doxa. Ad annunciarlo a Today Pubblicità Italia è il ceo Paolo d’Ammassa (nella foto) durante l’open day di ieri, occasione per fare un bilancio di fine anno: “A fronte di un +10% maturato nel 2012 (7 milioni i ricavi, ndr), stiamo vivendo una fase di consolidamento supportata dall’integrazione di attività online e offline, cosa sempre più richiesta dai clienti perché oggi è quanto mai strategico avere un solo referente in comunicazione. È il caso di Yamaha, per cui abbiamo curato l’evento Eicma. I settori più forti dell’agenzia sono fashion, automotive turismo, elettronica di consumo e food and bevarage”.
Non meno vivace è il fronte di nuovi incarichi riguardanti la gestione dei social e digital pr, “segnato da una dozzina di ingressi tra cui Daikin, Festina, Hella, Panasonic e Smeg. Nelle prossime settimane sarà operativo il progetto per Helvetia Assicurazione, nomina giunta a seguito di una consultazione. La stessa cosa è accaduta con il brand di calzature Moreschi e con SodaStream”.
Il 90% delle commissioni di Connexia non è frutto di acquisizioni dirette. Interessante è, quindi, portare su scala digital il tema caldo delle gare sollevato recentemente da AssoCom, Upa e Unicom. “Quest’anno siamo stati costretti a rinunciare ad alcuni pitch perché non c’erano linee guida trasparenti”, aggiunge d’Ammassa chiamando in causa una “gestione più etica”.

L’etica al centro tra azienda e agenzia

“Fare attenzione che le agenzie invitate non siano più di tre; soffermarsi sui tempi di consegna: quando la deadline è di una settimana significa che qualcosa non quadra; soppesare la coerenza del brief”. Sono alcuni campanelli d’allarme suggeriti dal ceo per valutare se una gara sia affidabile o “solo una perdita di tempo. Faccio un esempio: recentemente una multinazionale ci ha chiesto di partecipare a un pitch focalizzato su tre diversi brand, di cui però uno è già gestito da un’agenzia sotto contratto fino al 2014: questa ‘sovrapposizione’ ci è sembrata scorretta e, avendo dovuto investire tempo, risorse e soldi, ci siamo tirati indietro”.
Il tema della limpidezza del rapporto tra imprese e agenzie è centrale per una struttura che fonda gran parte del suo business sulla capacità di mettersi in gioco. D’Ammassa ammette che avrebbe voluto “denunciare l’episodio con un’operazione forte. Altre volte, invece, capita che sia lo stesso committente ad apprezzare un approccio franco: di fronte a un budget non adeguato, abbiamo espresso le nostre perplessità: l’azienda ha accolto l’opinione e ci ha persino ringraziato. La trasparenza ripaga sempre”.
Meno ‘macchinose’ sembrano essere le logiche della consultazione, “cioè una competizione con meno regole. Richiedere una quotazione economica è indubbiamente più facile che coinvolgere il processo creativo creatività. Partecipare a una gare può avere costi fino a 15 mila euro”.

Paola Maruzzi