Per il top management aziendale arrivano i ‘personal trainer’della comunicazione

14 novembre 2013

Lo Studio Rozza Dainesi & Partners presenta il nuovo servizio di executive reputation

“Le aziende hanno capito da tempo che i social network rappresentano un asset fondamentale della comunicazione dei brand. Tanto che ormai questa è diventata una voce irrinunciabile all’interno del piano di investimento. Le imprese, però, sono meno propense a supportare il proprio leadership team sul fronte della reputazione, lasciando l’iniziativa ai singoli”: questa è la premessa fatta da Lele Dainesi (nella foto), managing director partner di Rozza Dainesi & Partners, per introdurre il nuovo servizio di executive reputation lanciato in questi mesi dallo studio di consulenza di Milano.

“Quello italiano è un mercato ancora tutto da costruire – spiega il manager -. I nostri clienti sono soprattutto multinazionali e grandi aziende che hanno la necessità di rafforzare le figure di vertice interne all’impresa. Ma comincia a esserci interesse anche da parte di quelle medie realtà italiane che stanno vivendo il passaggio generazionale e che vivono il bisogno di costruire la propria identità digitale. In questa fase l’esigenza primaria dei clienti è quella formativa, che sta aprendo la strada alla vera e propria attività di coaching”. La prima linea delle aziende ha tutte le potenzialità per trasformarsi in un valido ‘strumento’ di comunicazione.

“Va da sé – prosegue Dainesi – che il lavoro sulla reputazione dell’amministratore delegato e del top management porti ritorni positivi all’azienda. Noi siamo in grado di operare, in modo sartoriale, per massimizzare, ad esempio, la partecipazione di un determinato manager a un evento. Il nostro supporto può partire dallo speech, con attività di ghostwriting, e proseguire sui social per far sì che l’intervento abbia una seconda vita in digitale”. Per questo la società ha messo a punto una mappatura (in collaborazione con Matteo Flora ceo & founder di The Fool) che incrocia le ‘compelling opportunities’ con un’articolata gamma di strumenti di comunicazione da attivare: video, infografiche, blog, Twitter, ma anche di LinkedIn, che spesso non è adeguatamente popolato di contenuti. “Con l’avvento dei social –  conclude Dainesi – il successo di un’azienda sarà sempre più condizionato dai network sociali delle persone che operano al suo interno e dalla capacità dei propri manager di costruire credibilità intorno alla propria figura e alla rete dei più stretti collaboratori”.

Andrea Crocioni