Alce Nero e Slow Food sposano il marketing della narrazione

13 novembre 2013

L’indiano a cavallo in tv nel 2014 con una rivisitazione dello spot Linkage

 

Alce Nero amplia il ventaglio di referenze: dopo la linea sulla prima infanzia supportata sul lato digital da Bitmama (vai alla notizia) lancia la gamma dei risi biologici. Le cinque varietà (Arborio, Baldo, Integrale, Nerone e Rosa Marchetti) sono state presentate ieri a Milano presso la Cascina Cuccagna, occasione per accendere i riflettori sul progetto “etichette narranti”, in partnership con Slow Food. “Il biologico sta vivendo la sua terza fase, quella del conflitto: uscito dalla nicchia, si sta sviluppando anche nel Terzo Mondo. Diventa quindi necessario informare il fruitore, andare a fondo nelle informazioni sul prodotto, ricostruendo la sua identità”, ha detto Lucio Cavazzoni, presidente del marchio che, insieme a Mielizia, riunisce oltre mille agricoltori e apicoltori.

L’azienda di Monterenzio, che punta a 50 milioni di fatturato e crescita a doppia cifra per il 2013, sta definendo il piano media per il prossimo anno. “Sicuramente ci sarà un ritorno in tv con una rivisitazione della precedente campagna firmata da Linkage – ha aggiunto la responsabile della comunicazione Chiara Marzaduri -. Probabilmente adotteremo un nuovo claim, mentre al centro della nostra strategia continueranno a esserci il tema della tracciabilità e della visibilità per i piccoli produttori”.

Sulla stessa linea d’onda si colloca il Carlo Petrini-pensiero: il presidente della Fondazione Slow Food per la Biodiversità, Piero Sardo, ha mostrato tutta la miopia di quel marketing fondato sul concetto usurato di qualità: “totem negli anni Ottanta-Novanta e utilizzato in pubblicità dai grossi brand dell’industria alimentare, oggi si rivela un concetto astratto. Inefficace anche il modello dell’esperto che decreta la bontà di un prodotto, falso mito alimentato dalla tv, pensiamo al ruolo giocato al tormentone dell’Uomo Del Monte ha detto sì. Tutto ciò è superato: per noi comunicare significa narrare l’insieme di valori coltivati su piccola scala”.

Sardo conclude sul paradosso del biologico ridotto a mera insegna sul packaging . “La grande industria se ne sta appropriando perché è un buon business, così come lo è il chilometro zero, ma spesso dietro concetti come l’equo e solidale si nascondono vergognose situazioni che pullulano nel Sud America”.

Paola Maruzzi