Assocom, on air il secondo soggetto sul tema delle tasse

6 novembre 2013

Grosser: “Un’urgenza che riguarda tutte le imprese della comunicazione, dai grandi gruppi alle piccole agenzie”

 

‘Le agenzie di comunicazione spagnole sono meglio di quelle italiane?’. Esce con questa provocazione il secondo soggetto della campagna di Assocom incentrato sul tema delle tasse e caratterizzato dal payoff  ‘La buona comunicazione genera valore’. Le agenzie in Italia stanno vivendo da tempo una significativa flessione degli investimenti che è una delle ragioni principali della crisi del settore. Ma questa situazione non è limitata al nostro Paese.

Tuttavia, a parità di condizioni di mercato il sistema fiscale italiano, a differenza di altri, aggiunge pesanti e in alcuni casi inique imposizioni che stanno mettendo in ginocchio un settore già in difficoltà. L’esempio più eclatante è quello dell’Irap, un’imposta il cui meccanismo non tiene assolutamente conto del fatto che le imprese facciano utili o meno e che penalizza tutte le aziende, ma in particolare quelle che hanno nelle risorse umane il loro patrimonio principale.

“Numeri alla mano, a parità di fatturato e di numeri di addetti, due aziende che fanno lo stesso mestiere in Paesi diversi hanno risultati di business differenti. Le cause sono il cuneo fiscale e la presenza di tasse inique come l’Irap – afferma Peter Michael Grosser, co-presidente di Assocom -. E’ un’urgenza che riguarda tutte le imprese della comunicazione, dai grandi gruppi alle piccole agenzie. Per questo è molto importante restare uniti, per combattere con più forza queste battaglie e recuperare competitività e dignità del nostro lavoro”.

La provocazione della campagna Assocom sta nel fatto che se il livello storicamente molto alto di creatività, strategia, pensiero rappresentano un vantaggio competitivo per le agenzie che operano in Italia, questo primato viene frustrato clamorosamente dal peso fiscale che queste stesse imprese devono subire nel nostro Paese. Assocom ribadisce il suo ruolo di denuncia per invertire la tendenza di un mercato che oggi è volto solo alla riduzione dei costi anche per far fronte ad obblighi fiscali ormai insostenibili, a danno della qualità e del valore che le agenzie italiane sono capaci di produrre.