UPA, la cura shock in sei proposte per uscire dall’impasse. Investimenti in adv 2013 a -12%/-13%

4 luglio 2013

Tax credit, banda larga, deleghe dei Beni culturali allo Sviluppo economico, riforma Rai, ruolo della donna in pubblicità e formazione

UPA in totale accordo con i dati rilasciati lo scorso 26 giugno da Assocom: le previsioni di fine 2013 sono quelle di un calo tra il 12 e il 13%, con un miglioramento nel secondo semestre (perché il primo viaggia attorno al -18%). “Il problema di fondo – ha spiegato il presidente Lorenzo Sassoli de Bianchi (nella foto) che ha introdotto ieri al Teatro Strehler di Milano l’annuale assemblea UPA intitolata ‘L’urgenza di un progetto’- è che il 50% degli investimenti è fatto da multinazionali, italiane come Ferrero o Fiat, che hanno interessi globali e soprattutto hanno  a disposizione un mondo intero, con la mossa conseguente di stornare gli investimenti verso mercati più interessanti  e redditizi rispetto al nostro”. In Italia “serve una cura shock. In un Paese che non esprime nessuna idea di futuro, in particolare nemmeno sul sistema della comunicazione, cerchiamo di essere concreti e pragmatici con sei proposte per la costruzione di un progetto, la cui necessità è diventata urgenza”.

La prima proposta, già presentata al vice ministro dello Sviluppo Economico Antonio Catricalà, consiste in un tax credit per gli investimenti pubblicitari incrementali, fino a un tetto del 10% per recuperare gli investimenti persi negli ultimi anni (3 miliardi, dal 2007).“La ripresa degli investimenti in pubblicità metterebbe al riparo tutta l’editoria italiana da una crisi senza precedenti che rischia di minare la stessa garanzia democratica – ha proseguito Sassoli -. Secondo i nostri calcoli un credito d’imposta sugli investimenti incrementali si ripagherebbe ampiamente con l’aumento delle entrate Iva sui maggiori consumi”. Secondo l’associazione, occorre inoltre maggiore trasparenza sui diritti di negoziazione che costituiscono un’opacità del mercato e sembrano crescere a dismisura. “Offriremo ai centri media di ridiscutere i contratti se essi rinunceranno ai dn e fisso come termine l’1 gennaio 2014. Se non troveremo un accordo ci muoveremo  a livello governativo, proponendo un intervento del legislatore. I centri media devono decidere se continuare a essere i nostri consulenti o giocare altri ruoli”, ha detto il presidente.

La seconda proposta riguarda le ‘autostrade del futuro’. “Siamo all’87° posto nel mondo per velocità della banda larga, con soldi stanziati nel 2006 che sono fermi, abbiamo 400 mila aziende escluse dalla competizione globale per andamento lento”. Altra piaga sullo sviluppo italiano è la gestione del Ministero dei Beni culturali che secondo UPA è “da abolire, rimandando tutte le deleghe al ministero dello Sviluppo Economico. Con l’attuale modello di gestione è come se il nostro petrolio fosse un costo per la collettività, rallentando in questo modo sono eventuali investimenti esteri o sponsorizzazioni”, ha spiegato Sassoli. Il quarto punto, già ventilato un paio di anni fa è la riforma della Rai. “Siamo contrari alla privatizzazione per evitare un altro rischio Alitalia e spingiamo per una rai pubblica in mano a una Fondazione. Contro i nostri interessi pensiamo a una delle tre reti senza pubblicità, per fare maggiore sperimentazione e giustificare il pagamento del canone allegato alla bolletta dell’elettricità, dati i 600 milioni che compongono la cifra dell’evasione”, ha precisato il presidente UPA.

La quinta proposta è di una virata culturale sul ruolo della donna nella pubblicità. “Nonostante il freno posto dall’Istituto di Autodisciplina Pubblicitaria esiste una residua zona grigia, difficile da regolamentare se non con una costante azione di tipo culturale che parta dall’educazione nelle scuole, e coinvolga l’intero sistema della comunicazione”. Dulcis in fundo, un altro tasto dolente sul quale intervenire: la formazione dei comunicatori di domani. “I giovani sono al centro del dibattito ma fuori dal mercato. Negli ultimi 15 anni il nostro Paese ha perso circa 2 milioni di giovani qualificati e occorre riflettere su quali saranno le competenze dei professionisti della comunicazione 3.0. Purtroppo al momento abbiamo una pletora di facoltà che sfornano illusioni e offrono professionalità non sempre interessanti per un mercato già saturo. UPA ha rotto gli indugi istituendo un master gratuito”. Nel corso del suo intervento Sassoli si è avvalso di immagini tratte da  sceneggiati Tv o da film, come la scena del trolley del film The must be the place di Paolo Sorrentino per raccontare con una metafora di un mondo che è in continuo movimento e di fruizioni sempre più diversificate. “Occorre un salto quantico sulle ricerche: ora abbiamo tante mappe, mentre servono più bussole. E’ fondamentale utilizzare strumenti più moderni per comprendere i comportamenti dei nostri utenti, così come sono importanti i big data per monitorare ciò che avviene salvaguardando la privacy”.

Valeria Zonca