Dal Comune di Milano stop all’adv offensiva. Guastini (Adci):”Il problema è applicare le regole”

1 luglio 2013

Per contrastare la diffusione della pubblicità discriminatoria e lesiva della dignità, in particolare delle donne, il Comune di Milano ha approvato le regole per la valutazione dei messaggi da affiggere sugli spazi in carico all’amministrazione. Gli stessi indirizzi saranno seguiti anche dalle società ed enti partecipati dal Comune.

Il provvedimento dovrebbe garantire, almeno nelle intenzioni, una maggior effettività all’azione del’amministrazione locale con l’individuazione di 5 tipologie di messaggi ritenuti incompatibili con l’immagine che il Comune di Milano intende promuovere: le immagini che rappresentano o incitano atti di violenza fisica o morale; le immagini volgari, indecenti, ripugnanti, devianti da quello che la comunità percepisce come ‘normale’, tali da ledere la sensibilità del pubblico; i messaggi discriminatori e/o degradanti che, anche attraverso l’uso di stereotipi, tendono a collocare le donne in ruoli sociali di subalternità e disparità; la mercificazione del corpo, attraverso rappresentazioni o riproduzioni della donna quale oggetto di possesso o sopraffazione sessuale; i pregiudizi culturali e gli stereotipi sociali fondati su discriminazione di genere, appartenenza etnica, orientamento sessuale, abilità fisica e psichica, credo religioso.

“E’ un bel segno, un bel gesto”,  il commento a caldo del presidente dell’Art Directors Club Italiano, Massimo Guastini (nella foto), da tempo in prima linea in questa battaglia. “Le categorie prese in considerazione dal Comune – ha proseguito il creativo – rientrano in quelle contemplate da Iap e dal nostro stesso Manifesto Deonotologico. Non ho ancora avuto modo di valutare nel dettaglio il provvedimento, il problema, però, non è tanto fissare le regole, quanto applicarle. E’ molto facile riconoscere l’aggressività e la violenza in una campagna pubblicitaria, ma è decisamente più complesso giudicare gli stereotipi. Ci può essere un grosso margine di discrezionalità. Mi chiedo quale tipo di organismo predisporrà il Comune per intervenire e se questa valutazione delle campagna sarà preventiva. Teniamo conto che per il ‘dopo’ c’è già l’Istituto dell’Autodisciplina Pubblicitaria”.

Andrea Crocioni