Il comunicatore? E’ il mestiere più antico del mondo

27 giugno 2013

‘Comunicare domani’: nella tavola rotonda Clienti-Aziende di comunicazione il ruolo della comunicazione di domani

 

La premessa è che non esistono formule magiche o un unico modello per diventare un’agenzia del futuro, ma il ruolo che dovrà avere subirà un cambiamento. E’ ciò che ha cercato di mettere in luce la tavola rotonda, moderata da Mario Abis, presidente di Makno e docente di statistiche di mercato dello IULM, a cui hanno partecipato attori provenienti dal mondo imprenditoriale (Vittoria Cristofaro, Global Brand Communication manager di Vodafone Group e Carlo Panella direttore generale di WeBank) e della comunicazione.  In un contesto estremamente competitivo e sempre più digitalizzato è sempre più pressante la richiesta da parte delle aziende di trovare con le agenzie delle vere e proprie partner, ma poi sono le prime a tradire le relazioni con l’infedeltà, lavorando con dei pool, un ampio bacino di idee da cui attingere strategia, creatività, azioni online.

Da Layla Pavone, managing Director Isobar Communications-Gruppo Aegis, è arrivata una risposta provocatoria con una domanda: “Come possiamo pensare a partnership quando veniamo da un periodo, lungo, in cui il rapporto cliente-agenzia-centro media che si è completamente depauperato? Bisogna tornare ai fondamentali perché relazione significa fiducia e oggi ce n’è di meno. Aegis fa lo sforzo di integrare le competenze, il vestito del centro media ci sta stretto, l’offerta pubblicitaria ha sempre più  a che fare con la tecnologia”. Forse si stanno facendo troppi discorsi: è ciò che pensa Andrea Stillacci (nella foto), fondatore e presidente di Herezie Parigi. “Oggi, in particolare, l’intervento del professor Giuliano Noci ci ha spiegato come dobbiamo lavorare – ha commentato -. Esiste però un mestiere che è ancora più vecchio della prostituzione ed è quello del comunicatore; anche oggi il nostro mestiere è semplice, si possono costruire impalcature di analisi interessanti, ma la base di tutto è la qualità delle idee. Un’idea forte deve essere semplice e questa è facilmente declinabile su tutti i mezzi: l’idea forte automaticamente è virale e si diffonde”. “Solo l’idea non è sufficiente in un contesto affollato come questo. Alla base della strategia di marca occorre un tavolo in cui prendano posto altre competenze capaci di trasformare l’idea in action con nuovi stimoli”, ha puntualizzato Emanuele Nenna, socio fondatore di Now Available. Mentre Federico Merla, Business Director di Innocean Worldwide ha parlato di convergenza e di contenimento dei costi creando all’interno delle aziende delle house marketing agency come nel caso di Hyundai Motor.

Valeria Zonca