Giocare sulla disperazione dei consulenti equivale a strangolarli

13 maggio 2013

di Massimo Guastini

presidente Adci

Quattro agenzie in gara per Autogrill, 10 mila euro il compenso (poi ridotte a tre dopo la rinuncia di 1861united, ndr). Confesso di avere frainteso, inizialmente. “Che meraviglia, finalmente un’azienda che si comporta in modo responsabile e paga le gare, 2500 euro ad agenzia”. Invece no. Responsabilità sociale, etica…parole spese con grande prodigalità. Un’azienda che realmente intendesse dare un senso all’espressione “responsabilità sociale” sa o dovrebbe sapere che non basta un po’ di beneficenza (e poi magari farne un’operazione di brand reputation). Non si tratta nemmeno di raccontare che un x per mille del fatturato andrà investito per salvare gli orsi bianchi dall’estinzione. Responsabilità sociale significa avere chiaro, in qualunque segmento della “filiera”, che un’azienda nell’ottimizzare i costi e massimizzare i profitti deve rispettare l’ambiente circostante, compresi ovviamente gli esseri umani e non solo gli orsi bianchi.
Non deve contribuire alla diffusione di pratiche che abbiano effetti negativi per la società di cui l’azienda stessa è parte. Fare lavorare gratis le persone non è bello. Ha anche effetti negativi che non credo debba spiegare. Forse la nostra Costituzione avrebbe dovuto essere più esplicita nel primo articolo. “L’Italia una repubblica fondata sul lavoro remunerato”. Lo davano per scontato. Qui due agenzie lavoreranno gratis. E una guadagnerà poco. Una coppia di freelance, pagate le tasse, porterebbe a casa 2500 euro a testa. Qui stiamo parlando di agenzie internazionali. Un’azienda seria non dovrebbe nemmeno scaricare la propria responsabilità sulla disperazione altrui. “Non stiamo costringendo nessuno”, “le agenzie potrebbero dirci no”. È vero, le agenzie potrebbero rifiutare. Ma poche lo fanno. Perché sono disperate. E la disperazione è una cattiva consigliera.
“Non strangolate i fornitori” disse qualche anno fa il Presidente Upa. Apprezzai molto quell’invito.
Peccato che lo stiano raccogliendo in pochi, pochissimi. Giocare sulla disperazione dei consulenti (o fornitori dovrei dire in questo caso) equivale a strangolarli. E questo non è un comportamento responsabile. Non è nemmeno un comportamento umano. Ha avuto e continua ad avere effetti devastanti nel mio settore. Sta uccidendo un lavoro. E bruciando un paio di generazioni professionali. Se fossi stato invitato a una simile gara avrei chiamato i colleghi dell’agenzia che gestisce il budget consumer (M&C Saatchi, ndr) per avvisarli, e avrei rifiutato. Credo che la concorrenza debba sempre essere leale. Se tutte le agenzie convocate rifiutassero e facessero di questa rinuncia un momento di riflessione comune sarebbe un gesto di grande maturità e responsabilità. Anche perché sono nomi importanti, non piccole sigle. Poi, anche le piccole sigle dovrebbero rifiutarsi, a queste condizioni. E infine anche i free lance. Potrebbe essere l’inizio di qualcosa, anziché proseguire stolidi e ignavi verso la fine.

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