Dalla realtà hackerata a quella sperata: il tweet del sogno

29 aprile 2013

Accantonato il #totoministri, a cui qualcuno aveva affidato sogni che non si sono realizzati, l’universo dell’inconscio e del desiderio ha fatto di twitter la sua casa. Dal Festival Internazionale del Giornalismo di Perugia, seguito e inseguito con l’hashtag #ijf13 sono arrivati migliaia di cinguettii. Tutti aspirano a un nuovo giornalismo capace di parlare alle persone in tempo reale, che ascolti le voci dal fronte per arricchire quelle ufficiali, che porti le notizie con tatto e rispetto, con metrica e precisione, 140 caratteri inclusi. Inevitabile è stato mettere dentro questi tweet anche il sogno. Che non accada più quel che è successo il 23 aprile alle ore 19.07 quando dall’account hackerato dell’@AP è giunta la notizia di due esplosioni alla Casa Bianca e del ferimento del presidente @BarackObama. Uno scherzo di cattivo gusto che ha fatto male a un paese, appena uscito dallo scempio di Boston, che ha fatto male al Dow Jones subito in picchiata e ha fatto male a Twitter e alla sua vocazione da breaking news. Così oggi anche @dickc Costolo e compagni hanno un sogno: ridurre la vulnerabilità di accesso al social magari con un doppio passaggio di autentificazione. #amen. Dato il via al trend, a scrivere di sogni hanno iniziato in molti.

Seguendo, creando e cavalcando l’onda. L’ha fatto @Pontifex_it parlando ai giovani, che incontrerà presto a Rio de Janeiro, e scegliendo di farlo con un tweet, che somiglia alle parole usate da Wojtyla, un cinguettio che inneggia al talento, che sprona a ‘andare contro corrente’. #chapeau. L’ha preceduto di poco @robertosaviano col suo inno e il suo invito alla rinascita. Il suo è il sogno guidato dalla visione di @NO_IlFilm, la pellicola di Pablo Larraín che narra come il giovane pubblicitario René Saavedra riuscì a mostrare, nel 1988, quel Cile allegro e libero che guidò la rivoluzione senza violenza del referendum e rovesciò la dittatura di Pinochet. E senza sosta, sempre su twitter, il sogno si propaga, a ritmo di curriculum affidati all’hashtag #twesume. Un sogno che spesso si avvera, come ha spiegato @lddio svelando la sua identità in quel di Perugia. Proprio con la sua satira irriverente e la sua diabolica bio, il giovane ideatore dell’ormai celebre account ha trovato un impiego, impresa prima risultata difficile addirittura per un onnipotente, seppur fake, come lui. E ora che anche @billclinton, quello vero, è sbarcato su twitter, verrebbe da chiedergli qual è il sogno che l’ha spinto a farlo. Siamo pronti a credere che direbbe di preferire la strategia tagliente e democratica della parola a quella del terrore, fatta di bombe esplose o presunte e di spari veri. In America, come in Italia. #tweetdreams.

A cura di Pasquale Diaferia @pipiccola e Vicky Iovinella @vickyiovinella