‘La tv: fine di un’illusione?’: primo incontro del Purple Program di Mindshare

22 aprile 2013

Ha preso il via con l’incontro ‘La tv: fine di una illusione?’ il Purple Program: appuntamenti organizzati da Mindshare per stimolare un confronto costruttivo sui temi della Media Industry.

“L’Authority ha anche recentemente ribadito che, a suo giudizio, i troppi investimenti italiani sulla televisione rappresentano un errore”, ha spiegato Binaghi. “Noi siamo invece certi che le aziende italiane abbiamo scelto di comunicare sulla televisione a ragion veduta”. E il dibattito, a cui hanno preso parte Maurizio Carlotti, vice Presidente Operativo di Antena Très; Carlo Freccero, Direttore di Rai 4; e Giorgio Gori, Past Ceo di Magnolia in veste di panelist, con Carlo Momigliano, CMO di Minshare nel ruolo di moderatore-provocatore, era proprio indirizzato ad analizzare in quale misura si stia verificando la “fine della televisione” o “l’espansione delle televisione su altri media”.
Partendo da un’analisi storica della nascita e del ruolo delle tv commerciali si è rapidamente arrivati alla sintesi pragmatica di Carlotti: “noi facciamo tv per vendere pubblicità, non vendiamo pubblicità per poter fare fare televisione”.
Tutti concordi sulle “anomalie” del contesto italiano, con una Rai-servizio pubblico che raccoglie una quota di risorse pubblicitarie ben superiore alle analoghe emittenti europee. “La tv commerciale vende contatti e I suoi clienti sono gli spender”, ha chiosato Carlotti, “la pay tv invece vende le trasmissioni agli spettatori, mentre il cliente del servizio pubblico dovrebbe essere la società tutta”.
Di qui anche proposta di Gori di creare “due Rai”, una finanziata esclusivamente dal canone, l’altra solo dalla pubblicità, con una ripartizione dei canali che, secondo la stima presentata da Momigliano, “accrescerebbe il numero di Grp’s disponibili, evitando l’effetto inflattivo verificatosi in Spagna dopo un simile provvedimento”.
Più articolate. Invece, le opinioni sulla “migrazione” della tv verso la Rete. “In futuro”, ha detto Freccero, “vedo una televisione delle major hollywoodiane, su grandissimi schermi, probabilmente in 3D, dalla visione sostanzialmente passiva, e un’altra tv, individuale e interattiva, dove domineranno i big player del web”.
“Chi si attendeva una sottrazione di audience”, ha affermato Gori, “si accorge invece che sono i contenuti televisivi a nutrire i social network. Il traffico va dalla Rete alla tv”.
“Stiamo attenti a non uccidere la gallina dalle uova d’oro”, ha ammonito infine Carlotti, “La tv nel 21° secolo rappresenta, con le sue audience, l’ultima linea di difesa della marca e delle nostre società occidentali”.

Massimo Bolchi