Italia 2.0: cinque cluster per il social marketing

17 aprile 2013

Federcio Capeci

Presentata l’edizione 2013 della ricerca Dueopuntozero Doxa 

 

“Se nel 2009 il profilo degli utenti internet si differenziava per parecchie caratteristiche rilevanti dall’universo della popolazione italiana, oggi le due entità sono sostanzialmente sovrapponibili”. Così Federico Capeci (nella foto), ad di Duepuntozero Doxa, ha interodotto l’edizione 2013 della ricerca Italia 2.0 sui social media italiani. “Il panorama dei Social Media italiano è molto vasto e articolato”, ha proseguito Capeci, “e un brand deve riuscire a comprendere con attenzione i vari target, i relativi bisogni e attese, identificando per ciascuna di essere le iniziative più adatte”.
Natiralmente non si può prescindere dalle audience “social”, non tanto e non solo sotto l’aspetto quantitativo, ma analizzandone la dinamica dei comportamenti. Se in Gran Bretagna, per esempio, Facebook ha perso 600.000 utenti a fine anno (fonte: Social Bakers), l’Italia si mostra in controtendenza, con l’81% degli utenti che ha un account su FB (pari a 23,2 milioni), e ben il 71% degli utenti che dichiara di utilizzarlo spesso, con aumento di 3 punti percentuali rispetto al 2012.
Facebook rimane comunque un canale fondamentale di comunicazione di marca: il 51% dei membri segue almeno una pagina ufficiale di brand ed in media si seguono 40 brand page, ma per il 52% meno di 10.
Tra gli altri social network è Istagram quello cresce di più in assoluto, utilizzato dal 22% della popolazione (assiduamente dal 7%). Salgono anche Twitter, con il 29% degli utenti web (di cui la metà si dichiara attiva, superata però degli attivi su Google+, al 17%) e You Tube, che con il suo 60% è al secondo posto.
“Fare marketing, però, significa segmentare”, ha concluso Capeci presentando i 5 Social Cluster identificati dalla ricerca. Se i Social Fun (33%) si fanno trascinare dal cuore e dagli aspetti più ludici del rapporto con il brand, gli Emotional (14%) sviluppano legami più profondi e coinvolgenti. All’opposto, i Practical (17%) chiedono concretezza, informazioni e affidabilità, mentre gli Egomaniac si attendendono prodotti, servizi e comunicazioni modellati sulle loro esigenze. I Brand-Peer, invece, chiedono una sana collaborazione e dialogo paritetico con le aziende, mirando ad una relazione di mutuo valore.

 

Massimo Bolchi