Nasce il network globale Leo Burnett Design

12 aprile 2013

In 7 città, Milano headquarter. Giorgio Brenna: “2012 chiuso in linea. Primo trimestre 2013 in calo nonostante sei gare vinte”

E’ stato lanciato ieri al Theater of Imagination di Milano un nuovo fiore all’occhiello dell’agenzia Leo Burnett: il network globale Leo Burnett Design che conta sette sedi nel mondo, Chicago, Toronto, Tokyo, Melbourne, Londra, Berlino e Milano, designata global headquarter. “Il progetto parte dalla crisi che crea sfide senza le quali tutto diventa routine – ha spiegato Giorgio Brenna (nella foto), chairman and ceo Italia e Continental Western Europe -. Con questo spirito vogliamo creare materiali, spazi, strutture e oggetti che aiutino le persone a vivere meglio, ispirandosi alla filosofia dello HumanKind. Lavoreremo a 360° per un’offerta allargata, dalla corporate image al pack, dall’industrial design agli allestimenti. Per questo abbiamo investito su talenti con varie specializzazioni. E’ da un decennio che ci crediamo e da un anno lavoriamo intensamente per diventare uno dei più importanti network che dall’adv si estende al design in tutto il mondo. Del resto il global ceo Mark Tutssel sostiene che ‘design is everything’. Questo network darà nuova linfa ai progetti di comunicazione”.

La struttura avrà una direzione creativa ad hoc per ogni Paese, in Italia è stata affidata a Daniele Marrone, direttore creativo di Leo Burnett Roma (con Brenna presidente globale del nuovo network). “In Italia tra Milano, Roma e Torino saranno impegnate 60 persone – ha dichiarato Marrone -. Stiamo già lavorando su vari progetti per Philip Morris, Marchesi de’ Frescobaldi, Montblanc, per la quale abbiamo creato un carattere tipografico che è diventato anche un’app scaricabile”. Dolenti, ma non troppo i dati economici del 2012. “Abbiamo chiuso l’anno in linea con il 2011, con un livello di profitto abbastanza buono – ha detto Brenna -. Ma è stato molto faticoso raggiungere quei livelli dopo sei anni di crescita (+75%). L’Europa ha totalizzato +2% con profitto in crescita (la Spagna è la nazione che ha performato di meno). Il mondo è a +5,3% con profitto in crescita. Il pareggio italiano è frutto dei lavori per clienti come Philip Morris e Fiat, ma anche del new business realizzato con le gare, considerando che queste sono numericamente di meno e con dimensioni inferiori. E’ un problema endemico che sta peggiorando. Nonostante nel primo trimestre il gruppo abbia vinto 6 gare, fra queste Unipol, A2A con Leo Burnett, Pharmaplant e Bip con Bcube, chiudiamo con un calo, anche se meglio della media del mercato. Il digitale è cresciuto del 20/25%, mentre l’adv ha un calo fisiologico di anno in anno dal 5 al 7%. Dopo Panda e Punto stiamo lavorando per il Gruppo Fiat su tutti i modelli Jeep e su Dodge per tutto il mondo”.

 

Valeria Zonca