World Communication Forum apre alla social economy

11 aprile 2013

Le case history di Bmw, Telecom Italia e Unicredit: il digital è fil rouge delle strategie aziendali

Cambiano gli scenari mediatici e rinasce sotto nuove vesti anche il World Communication Forum, appuntamento meneghino in scena ieri e oggi presso Palazzo Mezzanotte di Piazza Affari. Per la prima volta, infatti, la storica kermesse incorpora il Forum della Comunicazione Digitale, allineandosi al più ampio dibattito internazionale sulla social economy. A dare misura della svolta è il patron di casa, Fabrizio Cataldi, fondatore di Comunicazione Italiana e anima della manifestazione: “ Sono tante le sfide di una società in continuo mutamento e noi vogliamo stare al passo supportando gli strumenti e i linguaggi più innovativi”.
L’urgenza di spingere sui new media viene ribadita anche da Marco Ehmer, direttore marketing Bmw: “L’investimento digital è in costante crescita, nel budget 2013 pesa per circa il 30%”, ha detto a margine del panel di ieri mattina in cui sono intervenuti, tra gli altri, Renato Vichi, head of Media Relations Unicredit e Carlotta Ventura, Group senior vice president, Domestic Media Telecom Italia.
A fare da cornice al ricco programma di incontri e workshop, la ricerca, giunta alla terza edizione, presentata dall’Istituto Piepoli secondo cui l’86% degli italiani ritiene la comunicazione sia una chiave strategica utile a uscire dalla crisi. Inoltre, il 47% del campione crede che l’innovazione dovrà guidare la lista delle priorità su cui investire.
Crollano, come prevedibile, le preferenze nei confronti della tv, che passa dal 51% del 2012 raccoglieva il 51% all’ attuale 34%, mentre fa da contraltare la crescita del web, a quota 22%.
Un focus particolare della ricerca è stato dedicato all’evoluzione della pubblicità negli ultimi dieci anni: se il 47% del campione ritiene che la qualità sia rimasta sostanzialmente invariata, solo il 13% vede un miglioramento, mentre il 40%, in prevalenza donne, considera i messaggi pubblicitari attuali peggiori di quelli del decennio precedente. Risultati simili sono osservabili se si considerano in particolare i messaggi trasmessi, il 44% del campione non vede alcuna variazione significativa, ma la stessa percentuale ravvisa un peggioramento, mentre solo il 12% ritiene che al giorno d’oggi la pubblicità diffonda messaggi più positivi.

 

Paola Maruzzi