Facchetti (Assorel): “La crisi porta la concorrenza della disperazione”

2 aprile 2013

Il presidente dell’associazione delle agenzie di Rp: “Sulle gare ci aspettiamo più competenza da chi giudica”

“Il problema della remunerazione è concreto, ma in questo contesto per noi viene prima quello della sopravvivenza”: ne è convinto Beppe Facchetti (nella foto), presidente di Assorel, l’associazione italiana delle Agenzie di Relazioni Pubbliche a servizio completo, che dopo Massimo Costa, presidente di AssoCom, abbiamo voluto coinvolgere nella nostra inchiesta a puntate sullo stato di salute del settore della comunicazione, avviata all’indomani della polemica scatenata dalla gara Autogrill.

“I nostri budget sono sicuramente più piccoli di quelli dell’advertising  – spiega Facchetti -, questo anche  se i contenuti delle nostre proposte non sono meno complessi. Il vero problema è che il crollo della pubblicità ha portato le agenzie creative a sgomitare anche nel nostro settore, che sostanzialmente ha tenuto. Così ci troviamo ad affrontare una nuova concorrenza, che poi è una concorrenza della disperazione. Nel nostro comparto un buon budget può aggirarsi intorno ai 100 mila euro, ma purtroppo sul mercato troviamo chi offre un anno di attività di ufficio stampa a 5 mila euro. La crisi non fa che accentuare questo fenomeno e noi come associazione possiamo avere solo una funzione di indirizzo.

L’urgenza è uscire dalla follia di un mercato impazzito”. Sulla questione gare la posizione del presidente di Assorel è netta: non si deve demonizzare la competizione fra agenzie, ma vanno rivisti i sistemi di valutazione. “Anche per noi le gare rappresentano un grosso impegno:  pesano i tempi anormalmente veloci, la richiesta di progetti praticamente definitivi, la  distrazione risorse – sottolinea Facchetti -. Ma il vero problema è la cattiva gestione delle stesse e parlerei più di incompetenza che di scorrettezza. Spesso chi giudica il nostro lavoro non è in grado di comprendere la nostra specificità. Mi chiedo: come possono valutare il nostro operato se non hanno nemmeno ben chiara la differenza fra advertising e pr? Sono necessari criteri di valutazione degni di questo nome e personale qualificato con le comptentenze per seguire determinati processi, questo sia nel pubblico, sia nel privato”.

Andrea Crocioni