Nielsen: gennaio 2013 a -15,3%, si riduce la decrescita

26 marzo 2013

A gennaio 2013, in piena campagna elettorale, il mercato pubblicitario si è chiuso con un -15,3%: un dato che, se pur peggiore rispetto all’anno appena concluso, testimonia un trend di riduzione della decrescita se confrontato con il -18% del solo dicembre 2012 e con il -23,1% del mese di novembre 2012. Alberto Dal Sasso (nella foto), advertising information services Business Director di Nielsen, ricorda  che “il primo trimestre dello scorso anno era decrementato del 7,1 quindi questi dati si confrontano con un periodo sì negativo, ma non in maniera così pessima come poi accaduto nella seconda parte anno. Quindi fino a marzo ci possiamo aspettare un trend negativo in attesa di capire cosa succederà dal punto di vista politico-istituzionale. Nel complesso possiamo anticipare che il mese di febbraio è andato un po’ meglio mentre marzo ha avuto un mood più negativo a causa dell’esito delle elezioni”. Sono 82 i milioni di euro lasciati sul terreno a gennaio rispetto all’analogo periodo del 2012.  Tutti i principali settori registrano ancora un calo: automobili e alimentari riducono il loro investimento rispettivamente del -13,3% e -13,9%, lasciando circa 10 milioni di euro ognuno; i farmaceutici (-18,5%) segnano una forte frenata rispetto alla chiusura al -3% del 2012, e anche le telecomunicazioni continuano nel loro trend di riduzione (-20%) nonostante l’entrata di un nuovo operatore. In crescita ancora il turismo (+17,3%) e il comparto enti e istituzioni, che fa segnare un +56,4% grazie alla campagna elettorale. L’incrocio tra mezzi e settori evidenzia informazioni contrastanti. In particolare, il settore alimentare continua la sua fase di crescita su internet mentre disinveste dalla tv; tuttavia, non siamo in presenza di ‘vasi comunicanti’, perché la crescita sul mezzo internet in valore assoluto vale meno del 10% del disinvestimento sulla tv (ogni 10 euro tolti alla tv, 1 euro va a internet). Diverso il rapporto per il settore automobili, dove per ogni 10 euro disinvestiti dalla stampa, 5 vanno alla radio. Il confronto tra i mezzi sui 10 top spender rivela che, a eccezione della stampa, dove hanno ridotto gli investimenti  (-41%) molto di più rispetto alla media del mezzo (-25%), su tutti gli altri mezzi i primi 10 investitori hanno ridotto meno della media del mezzo i loro investimenti e su internet hanno investito addirittura di più (+14,5%). La tabella con i dati è disponibile nella sezione Datacenter.